Via Gaetano Bresci

Nonostante le vecchie e le recenti polemiche, ci sono vari motivi per lasciare che a Prato esista  via Bresci, intitolata all’autore dell’attentato al re d’Italia Umberto I di Savoia, ucciso a Monza  a colpi di revolver dal tessitore pratese.

yiiiiIl primo motivo riguarda la precisa volontà, che si manifestò subito dopo l’attentato, di cancellare la memoria stessa di Gaetano Bresci che, dopo rapidissima condanna, venne internato nel penitenziario di Ventotene dove morì “suicidato” a solo quattro mesi dall’inizio della detenzione.
Sconosciuto il suo luogo di sepoltura; probabilmente fu gettato in mare. Distrutti tutti i suoi oggetti personali, tranne la pistola Hamilton and Booth dell’attentato in mostra al Museo Criminologico di Roma.  Distrutti tutti i documenti d’archivio e i dossier relativi a lui, all’attentato e alle indagini. Oltre allo Stato anche la cultura e l’informazione italiana si adeguarono a una “congiura” del silenzio.  Benedetto Croce  nella sua opera “Storia d’Italia dal 1871 al 1915” ovviamente riportò l’episodio del regicidio ma scelse di tacere assolutamente il nome del regicida.
Mi sembra giusto dopo un secolo che questo nome che si è cercato di cancellare in ogni modo sia ricordato anche alla luce delle analisi storiche che riconoscono le forti e positive conseguenze nella politica e nella storia nazionale che ebbe l’uccisione di un sovrano che violava le prerogative statutarie e che si era reso anch’egli colpevole di omicidio, come mandante di alcune sanguinose repressioni.

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Il monumento a Bresci a Carrara

Il secondo motivo riguarda la città di Prato che fu umiliata infinite volte dopo l’attentato. Le istituzioni cittadine dovettero dare esagerate prove di espiazione e dolore. A distanza di decenni dal regicidio, le autorità locali continuarono a impegnarsi  per il riscatto di una città così disonorata dal gesto di un suo abitante (peraltro emigrato in America). Ancora dopo molti anni l’astio verso la città era ancora così viva che Mussolini in un editoriale del Popolo d’Italia relativo agli scioperi pratesi che chiedevano la fine della grande guerra  scrisse che “Prato non è in Italia”.
Uno dei fratelli di Bresci dovette cambiare il cognome. L’altro fratello venne arrestato e perseguitato fino al suicidio. La moglie in America cambiò il cognome delle due figlie. Ripetuti arresti tra parenti, conoscenti,  operai del Fabbricone e vicini di casa, continuarono per anni.  Un canonico pratese si sentì in dovere di  imbrattare l’atto di battesimo di Bresci con frasi ingiuriose.
Per decenni nessun esponente della famiglia reale mise piede in  città. Nel 1934, quindi dopo 34 anni dall’attentato, Vittorio Emmanuele III di passaggio a Prato per l’inaugurazione della Direttissima, presiedette all’inaugurazione del monumento ai caduti in piazza delle Carceri, ma non volle visitare la città.

Quindi direi che la città e la memoria di Gaetano Bresci hanno espiato fin troppo. Via Bresci può rimanere a ricordarci un pezzo della nostra storia nazionale che tendiamo a dimenticare.

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