L’Indicatore a Capalle

Davanti alla scuola di Capalle a Campi Bisenzio, osservando attentamente, si nota una strana stele di pietra sormontata da un globo metallico, alta più di 3 metri ma seminascosta da alberi e e siepi.
Si tratta di un antico “indicatore” posizionato nei primi decenni del XIX secolo agli incroci delle più importanti strade del Granducato di Toscana, appunto per indicare le principali direzioni e, a volte, le distanze chilometriche, come fanno i moderni cartelli stradali. Il manufatto, a pianta triangolare, mostra su uno dei due lati verso strada una lapide riportante la seguente iscrizione: “PER CALENZANO -BARBERINO E BOLOGNA”.

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Simili a questa di Capalle furono posizionate, intorno al 1840, diverse decine di colonne segnavia in tutta la Toscana, in un periodo di profonde trasformazioni della rete infrastrutture. Dopo la restaurazione dei Lorena sul trono di Toscana, furono infatti realizzate sotto Leopoldo II,[i] come già durante il governo di suo nonno Pietro Leopoldo, numerose nuove strade soprattutto in relazione alle direttrici  di comunicazione tra il Granducato e gli stati vicini, in particolare verso Nord, oltre l’Appennino.
A segnalare gli snodi fondamentali di questo rinnovato sistema stradale furono le colonne segnavia come quella di Capalle. Il raffinato disegno di questo elemento di arredo urbano uscì dall’ufficio della direzione del Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade, allora guidato da Alessandro Manetti, responsabile del vasto programma di realizzazione delle nuove infrastrutture, oltre che delle varie bonifiche avviate nel Granducato.[ii]. Quella di Manetti fu una delle più interessanti figura di progettista attivo nella prima metà del secolo. Dopo una formazione da architetto a Firenze sotto la guida del padre Giuseppe Manetti,[iii]fu l’unico italiano della sua epoca a studiare a Parigi presso l’École des ponts-et-chausées. Tornato dalla Francia ed entrato nell’Amministrazione statale divenne la prima autorità in Toscana sia nel campo tecnico che in quello architettonico e lo restò fino alla cacciata dei Lorena nel 1859.

Tra le realizzazioni che la Toscana deve alla sua competenza tecnica, risaltano la “strada di Romagna” per il passo del Muraglione[iv] (1831-1836), la “strada del Cerreto” (1829-1843),[v] la strada dei “Due mari” (1828-1839).  Ma Manetti non era solo la maggiore autorità in Toscana nel campo dell’ingegneria ma a anche un architetto innovativo, progettista tra l’altro della possente “Dogana d’acqua” a Livorno e del ponte sospeso sull’Ombrone a Poggio a Caiano.

Tra tante opere di grande scala si deve dunque a lui anche il disegno delle colonne segnavia, realizzate tutte sulla base di un unico modello, un  progetto di raffinato design in anticipo sui tempi.
Le colonne erano caratterizzate dall’accostamento di parti in pietra, probabilmente realizzate in loco su disegno preordinato, e parti in ghisa standardizzate in quanto realizzate per fusione in stampo presso la fonderia statale di Follonica.
Tenuto conto che il progetto della colonna uscì dunque dall’ufficio della Direzione del Corpo degli ingegneri di Acque e Strade, tuttavia non necessariamente fu eseguito direttamente da Manetti. Le caratteristiche costruttive fanno pensare al principale collaboratore e genero di Manetti, l’italo-svizzero Carlo Reishammer,[vi] le cui opere sono tutte caratterizzate dall’uso della ghisa, fino alla paradossale chiesa di San Leopoldo a Follonica in cui non solo il portico esterno, il coronamento del campanile e vari fregi ma anche il pulpito e altri arredi interni sono in ghisa. Inoltre Reishammer lavorò come progettista della fonderia statale di Follonica che produceva elementi di arredo urbano: pensiline per le prime stazioni ferroviarie, lampioni, paracarri, ringhiere.[vii] Anche il carattere stilistico rimanda a Reishammer. L’articolazione del manufatto è caratterizzato da una profonda indipendenza dal lessico degli ordini classici e dalla presenza di forme curve e linee tese.  Nella prima metà del XIX secolo queste caratteristiche erano proprie di episodiche e limitate esperienze “d’avanguardia.

Tali elementi si possono riconoscere anche in altre opere di Reishammer, con una caratterizzazione tale da far pensare ad alcuni studiosi ad un’anticipazione della figurazione liberty. Pur rilevando come per questo, come per altri manufatti usciti dalla Fonderia di Follonica, non sia possibile stabilire con certezza il progettista,[viii]si può ipotizzare, dunque, che nel disegno della colonnina il maggior apporto sia stato quello del giovane genero di Manetti, come del resto è stato riconosciuto per altri elementi architettonici caratterizzati dall’uso del metallo in opere progettate in collaborazione tra i due, come la cinta daziaria di Livorno ed in particolare la Porta San Marco.

Nel comune di Campi Bisenzio esisteva fino a qualche decennio fa un’altra di queste colonne, all’incrocio tra la Strada Barberinese e la Strada Maestra Pistoiese in località “Indicatore” che prese il nome proprio dalla presenza di quell’antico manufatto andato distrutto nelle trasformazioni del XX secolo. Anche la località di “Indicatore” ad Arezzo deve il nome ad una di queste colonnine segnavia, questa ancora esistente.

Gli altri “indicatori” ancora superstiti delle decine messi in opera duecento anni fa, sono veramente pochi. Tra le località in cui si possono ancora vedere tali colonne si possono citare: Monteriggioni, Mammiano (San Marcello Pistoese)[ix], Santa Maria a Ripa (Empoli), Barberino del Mugello (strada per la Futa), Galleno (Castelfranco di Sotto) e Arezzo. Alcune sono note con un nome proprio come la “Colonna di Montarrenti” presso Sociville e la “Colonna del Grillo” presso Castelnuovo Berardenga. Del resto a Capalle il luogo su cui è posto la colonna segnavia è indicato su diverse cartografie con il toponimo “La Colonna”, anche se in disuso, mentre il tratto di strada su cui insiste l’”indicatore” si chiama ancora Via della Colonna. Questo conferma l’impatto sulla toponomastica di questi elementi di arredo territoriale che, per la loro posizione, assunsero un certo rilievo nei paesaggi territoriali della Toscana ottocentesca.

_pregamma_1_mantiuk_contrast_mapping_0.3_saturation_factor_0.8Esaminando la colonna di Capalle si può osservare la particolare pianta di forma triangolare a lati concavi e vertici smussati, identica anche per tutte le altre colonne e che era probabilmente dovuta al previsto posizionamento presso bivi e incroci che quasi mai avevano una conformazione perpendicolare.  La pianta triangolare a grandezza diversa si ripete in tutti gli elementi sovrapposti, costituiti dall’alternanza tra pietra e ghisa, resa possibile  da perni metallici interni.
Il fusto monolitico in pietra sedimentaria, presenta un’accentuata rastremazione a profilo curvo e concavo. Il capitello è costituito da una sorta di echino in ghisa, poco o niente profilato, ornato con motivi vegetali e da tre volute in funzione di mensola in corrispondenza dei vertici e chiuso in basso da un astragalo con fusarole e in alto da un cavetto.[x] . Sovrastante è un grande abaco in pietra su cui è incassata la lapide in marmo con l’indicazione stradale per Calenzano e Barberino; sul lato accanto l’incasso è oggi privo della lapide che doveva presumibilmente indicare la direzione per “Prato -Pistoia e Lucca”.
La semplice base in pietra è collegata al fusto da una modanatura in ghisa[xi]ornata da foglie d’acanto. Tutta la struttura poggia su un gradino, malamente rifatto in cemento a seguito del spostamento di alcuni metri subito dalla colonna dopo  alcuni incidenti automobilistici che costrinsero ad abbandonate il punto in angolo tra la strada Barberinese e quella per Prato (via dei Confini), e posizionare la colonna al sicuro dietro una siepe.
La colonna infine è sormontata da un elemento in ghisa costituito da un globo con una lunga punta in asse che è uno dei simboli araldici del casato dei Lorena.
Le parti in arenaria, che invece in altre colonne simili nell’area senese sono realizzate nel più resistente travertino, sono in cattivo stato e necessitano di un urgente intervento conservativo; le parti in ghisa sono invece in buono stato.


[i] In soli 35 anni (1823-1858) la rete stradale toscana fu aumentata di circa il 50%, realizzando oltre 3000 Km.
[ii] Alessandro Manetti  (Firenze 1787 – 1865)
[iii] Giuseppe Manetti   (Firenze 1761-1817) fu uno dei più interessanti architetti neoclassici toscani e non solo. A lui si deve la sistemazione del parco delle Cascine con la realizzazione di vari edifici tra cui la Palazzina Reale.
[iv] La località deve il nome ad un’invenzione del Manetti a meta tra la genialità ed il paradosso. La strada, giungendo sul valico, trovava un imponente muro che la divideva in due corsie, permettendo così alle vetture di scegliere la parte sottovento e sottrarsi così alle forti folate.
[v] Per questa strada occorsero innumerevoli trattative con il ducato di Modena e l’Austria. Manetti dovette, su incarico del granduca, recarsi da Metternich a Milano per illustrare i vantaggi del suo progetto. (vd. P.Bellucci , “I Lorena in Toscana”, 1984)
[vi] Carlo Reishammer, (Firenze 1806-1883) interessantissima figura di progettista solo in parte messa in luce dagli studi storici: AA.VV.-Alla scoperta della Toscana lorenese. L’architettura di Giuseppe e Alessandro Manetti e Carlo Reishammer – 1984, Firenze. Oltre alle opere ed agli incarichi ricordati nel testo, fu direttore….
[vii] Reishammer, fu anche direttore della scuola per progettisti industriali interna alla fonderia di Follonica.
[viii]  In “AA.VV. La cultura architettonica nell’età della Restaurazione”, Mimesis Edizioni, 2002
[ix] La “Colonna” di Mammiano di trova sulla strada Pistoia-Abetone, bivio per Pescia.

[x] Si tratta di definizione abbastanza forzate per membrature architettoniche che sono in effetti assai libere e volutamente eterodosse rispetto agli ordini classici.

[xi] Anche per questa membratura non è facile trovare una tipologia di riferimento nel linguaggio classico, trattandosi di una gola rovescia semplificata a causa della conformazione svasata del fusto, fino a divenire una sorta di echino rovesciato o mezzo toro.
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