Biffoni, l’ospedale e la burocrazia

Inutile dirlo: uno dei peggiori mali di questa nazione è la burocrazia.
Ma che significa? Cosa si intende con questa parola ormai vuota, tanto si è consunta nell’eccessivo utilizzo che ne fanno benpensanti di destra e di sinistra, populisti vecchi e nuovi e politici di ogni sorta?
Nella vulgata contemporanea la burocrazia rappresenta genericamente il malfunzionamento della pubblica amministrazione, concetto tanto astratto da poter essere impunemente impugnato anche dal Sindaco di Prato, rappresentante dell’amministrazione stessa.

Per chiarire meglio mi voglio rifare alle vicende della revoca dell’assegnazione lavori di demolizione del vecchio ospedale che ha visto Biffoni accusare le lentezze della burocrazia per il grave ritardo che allontana, forse di anni, la realizzazione del “Parco centrale” sul quale aveva riposto, fin dal 2015, la speranza di farne il proprio cavallo di battaglia per la rielezione, sottovalutando la complessità dell’iter di realizzazione, tanto da spingersi a dichiarazioni imprudenti.

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In effetti capita spesso che politici e sindaci come per esempio Nardella, Rossi,  Renzi (per rimanere in Toscana) abbiano puntato l’indice sulla burocrazia e anche sul Tar, che nella loro mente è la massima espressione di tale mostro burocratico e che quasi sicuramente sarà chiamato a esprimersi anche sulla vicenda dell’appalto di demolizione del Misericordia e Dolce a causa dei probabili ricorsi delle ditte coinvolte in un appalto di ben 5,6 milioni di euro che per un’impresa possono significare vita o morte.
Approfondendo solo un poco si potrebbe aprire qualche sprazzo di verità nella nebbia burocratica:

  • La normativa sui lavori pubblici è cambiata  in continuazione negli ultimi venti anni con 3 complete riforme e con modifiche continue che si sono accavallate; l’attuale legge che regola gli appalti  pubblici, fatta dal governo Renzi (D.Lgs 50/2016), è fatta di 220 articoli e 25 allegati per un totale di 130.000 parole. Dopo una settimana dalla pubblicazione fu necessario rettificare 181 errori; ha già avuto diverse modifiche e già se ne prepara un’ampia riforma.  La precedente normativa (D. Lgsl.  n. 163/2006), di cui sopravvive parzialmente in vigore ancora il regolamento in attesa di nuovi decreti ministeriali e linee guida,  aveva avuto in dieci anni circa 592 modifiche, entrate in vigore in tempi diversi, spesso con travagliate conversioni di decreti legge. Questo non esaurisce certo la  questione, fatta anche di altre norme e regolamenti che accompagnano quella principale e di un profluvio di pronunciamenti giurisprudenziali e pareri.
  • Si tratta evidentemente di una normativa complessa (forse inevitabilmente), approvata da organi politici e che certo qualsiasi amministrazione (come anche l’ASL) non può tranquillamente ignorare come vorrebbero i politici.
  • Lamentarsi dei ritardi burocratici, in situazioni senza margini di discrezionalità, è un assurdo logico soprattutto da parte di un amministratore e politico e sposta l’attenzione lontano dal problema. La scarsa funzionalità e tempestività dei procedimenti amministrativi non sono generalmente colpa degli esecutori (impiegati pubblici) ma delle leggi che li stabiliscono e li regolano; le leggi scadenti e le continue modifiche non sono “burocrazia” ma incapacità nel legiferare; le pessime decisioni e le indecisioni e incompetenze politiche non sono “burocrazia” ma incapacità politica; gli innumerevoli interventi dei tribunali amministrativi non sono “burocrazia” ma la conseguenza delle cattive norme fatte dal Parlamento e dal Governo, in quanto la complessità normativa crea incertezza negli operatori e offre evidentemente un ampio margine d’intervento agli azzeccagarbugli che si occupano di trovare appigli per ricorsi, riserve e pretese varie di cui il Tar deve evidentemente occuparsi, allungando a dismisura l’iter di realizzazione.
  • Il male della “Burocrazia” deve dunque essere cercato a Roma, nella politica in senso lato, e Biffoni lo dovrebbe sapere.ospedale gori