Tra Paperino e San Giorgio

Il soddisfatto annuncio dato dalle istituzioni cittadine, del rilascio dell’autorizzazione provvisoria concessa alla ditta Vervarito per installare un impianto di trattamento inerti in un terreno tra Paperino e San Giorgio richiama, in qualsiasi cittadino attento, una grande quantità di dubbi che potrebbero riempire volumi, ma certo non trovano spazio nella cosiddetta “stampa” locale.
Io comincerò, in ordine sparso, con qualche banale riflessione.
varvarito

  • Il trasferimento in questo terreno presso San Giorgio rappresenta il coronamento dei desideri della ditta Varvarito che ha acquistato l’appezzamento agricolo da molti anni per farne la propria sede. Si tratta di un comportamento diffuso: si acquista a buon prezzo terreno agricolo e poi si chiede di impiantaci la propria attività produttiva. Mi ricorda per esempio la vicenda della Targetti a Campi Bisenzio che dopo aver acquistato un terreno agricolo, ha ottenuto, con il ricatto occupazionale,  il cambio di destinazione  a industriale per poterci costruire il capannone, salvo poi lamentarsi dei ritardi nei permessi.
    Per il titolare della Varvarito quello della firma dell’autorizzazione è stato “uno dei giorni più belli e più importanti per la nostra azienda”. Si tratta infatti del coronamento di un oculato investimento che ha evitato alla ditta di dover investire molti soldi per acquistare o affittare un terreno già destinato ad attività produttive come ad esempio uno dei carissimi lotti del Consorzio Macrolotto (c’e ne sono diversi ancora liberi). Quindi qualsiasi altro cittadino e imprenditore potrà ottimisticamente sperare dalle Istituzioni altrettanta comprensione: un muratore infatti potrà chiedere al Comune di rendere edificabile un suo orticello per consentire alla sua piccola ditta di lavorare; un ambulante potrà chiedere una piazzola in piazza del Duomo, in cambio assumerà due dipendenti; un agricoltore chiederà di costruire un albergo in mezzo alla campagna al posto dei suoi campi; Il proprietario di un bosco potrà chiede di escavare una cava dove lavoreranno decine di lavoratori.
  • L’entusiasmo di Franco Varvarito dimostra l’inconsistenza del carattere transitorio dell’autorizzazione ricevuta. Del resto l’azienda è abituata a forzare il concetto di “temporaneo”; ha  iniziato la propria attività nell’area attualmente occupata in via Turcoing, al solo scopo di eseguire i lavori di scavo per l’urbanizzazione del Macrolotto due. Dopo qualche anno l’originario impianto temporaneo di cantiere è abusivamente diventato, secondo quanto accertato dai giudici”,  un impianto di “trattamento rifiuti operante addirittura in ambito sovraregionale”.
    L’impressione è che una volta messo piede sul proprio terreno di San Giorgio non sarà più possibile allontanare la Varvarito da quel luogo dove dovranno essere attuati sostanziosi investimenti. Ridicole appaiono le previsioni di ripristinare lo stato dei luoghi alla scadenza, tra circa un anno, dell’autorizzazione provvisoria A Viaccia possono stare tranquilli.
  • Per mandar via la Varvarito da via Turcoing non è bastato lo sfratto del proprietario del terreno che vuole “valorizzarlo ” realizzandoci un nuovo centro commerciale, ma è stato necessaria una sentenza del Tar Toscana (n. 1148/2012) che ha annullato le varie autorizzazioni provvisorie, che pure Varvarito aveva ricevuto, in quanto “ la destinazione urbanistica appare incompatibile con lo svolgimento dell’attività di trattamento rifiuti”. La destinazione agricola invece è compatibile? Le istituzioni hanno tenuto nella giusta considerazione la sentenza della magistratura?

(segue)

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