La Casa del Combattente

Nel 1957 fu inaugurata la Casa del Combattente in piazza San Marco a Prato, costruita su progetto dell’architetto Aristo Ciruzzi [1].
Questo, tutto sommato, è quello che si sa di un edificio  tardo-razionalista e che occupa un posto di rilievo nella struttura urbana, in un luogo storicamente corrispondente a una delle porte della città, come testimonia la presenza delle mura proprio a lato.

11406344_1628304620748074_5469847402682348902_oTroppo poco per una costruzione che colpisce tutti gli studenti e gli appassionati di architettura, sembrando effettivamente un’opera degli anni ’30 e poco toscana, anzi piuttosto settentrionale e anche vagamente “fascista”, forse per l’accentuata dialettica tra linee orizzontali e linee verticali: uno dei caratteri della monumentalità modernista, o forse per quella sorta di doppio arengario a sbalzo che sottolinea l’angolo della costruzione, a lato dell’ingresso, corrispondente in realtà a sporti di protezione per i sottostanti esercizi commerciali, che con la loro presenza consentirono finanziariamente la realizzazione.

L’edificio è scomposto in vari volumi molto differenziati: un basamento destinato fin dall’origine ad accogliere negozi, definito da ampie aperture e parti in laterizio; un corpo di fabbrica alto e stretto le cui facciate laterali sono caratterizzate delle finestrature di varie dimensioni che compongono un disegno astratto come va di moda ora; un volume basso vicino alle mura medievali, caratterizzato da pareti chiuse; un volume vetrato centrale sotto al quale di trovano l’ingresso e le scale.

L’aspetto generale oscilla tra il richiamo ad un funzionalismo, evidente nella caratterizzazione delle diverse funzioni in volumi nettamente distinti, e una suggestione vagamente retorica e magniloquente, comunque opportuna per la destinazione dell’edificio.
Evidente l’intenzione di non sminuire con la propria presenza le mura medievali: l’edificio, nonostante abbia chiuso la prospettiva lungo le mura, dalla piazza fino al bastione, dimostra di aver rispettato le preesistenze, mediante lo studiato utilizzo di volumi a diversa altezza, di cui quello più interno alla stessa altezza delle mura.

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In definitiva un edificio molto interessante; all’epoca della sua costruzione poteva sembrare attardato; oggi la sua immagine complessiva sembra tanto più moderna e contemporanea di altre presenze più recenti nella piazza.
Mi è sembrato dunque utile fare qualche ricerca, scoprendo una storia complicata e due personaggi le cui vite sembrano romanzi.

Aristo Ciruzzi

Aristo Ciruzzi

Prima di tutto Aristo Ciruzzi (1922-2006), fiorentino di origini napoletane e di famiglia borghese, non era propriamente un architetto (e neppure un geometra): non si era mai laureato negli anni difficili della guerra e del dopoguerra. La mancanza della laurea in Architettura non fu ostacolo alla sua ampia attività, tanto che nel 2004, ormai ultra ottantenne, l’ordine degli architetti di Genova lo iscrisse nell’Albo d’onore[2]

Ciruzzi non era fascista e nel 1944, anche se molto giovane, diffuse stampa clandestina,[3] era in contatto con personalità come Rodolfo Siviero e Eugenio Artom  e prese le armi per cacciare i nazisti andando in Casentino alla macchia a capo di una squadra della Brigata “Carlo Rosselli”,[4] partecipando anche alla liberazione di  Firenze.

Dopo la guerra Aristo Ciruzzi è stato molte cose: critico d’arte, artista, grafico, cineasta,[5] architetto, attivista politico (del PCI); coltivò amicizie con artisti e intellettuali (Sanguineti, Zeffirelli, Rossellini) e fu anche sospettato di essere un brigatista rosso per le sue frequentazioni genovesi, torinesi e sudamericane a Cuba e in Uruguay.[6]

Ma le storie non finiscono qui. 

Il non-architetto Ciruzzi aveva aperto uno studio di progettazione con l’amico Pietro Gambacciani in via Corsica 2 a Genova e insieme progettarono opere importanti della città ligure, dagli anni ’50 fino agli anni ’90.[7]

Pietro Gambacciani (1923- 2008 ) era nato a Prato da padre e madre pratesi, e aveva avuto una storia ben diversa da quella di Aristo. Era figlio di un commerciante di terraglie in piazza Duomo e parente di ceramisti di Montelupo.[8]  Il padre Tullio era repubblicano e anarchico e lo ricorda anche Malaparte mentre usava piccole bombe per pescare nel fiume.[9] Dopo la prima guerra tornò molto provato e morì giovane lasciando la famiglia in difficoltà.
Pietro fece il ginnasio al Cicognini di Prato, il liceo da privatista e si iscrisse ad Architettura a Firenze nel 1941. L’8 settembre del 1943, fu travolto dal clima di disfacimento che investì l’Italia e aderì diciannovenne alla Repubblica Sociale. Così si ritrovò il 25 aprile 1945 a Novara, in divisa della milizia, davanti ai partigiani che lo fucilarono con una raffica. Creduto morto, fu portato in ospedale da un prete e sopravvisse, ma con una condanna a morte sulla testa; il fratello, che invece aveva partecipato alla liberazione del centro-nord come ufficiale nei reparti dell’esercito, lo prelevò dal carcere, sottraendolo a ulteriori  vendette e riportandolo in Toscana. Riprese gli studi, conobbe Ciruzzi e si laureò nel 1948.

Gambacciani giunse a Genova subito dopo la laurea, al seguito di Michelucci di cui era stato allievo, forse per seguire la realizzazione del progetto di un edificio in via De Gasperi;[10]  da allora non lasciò più la città raggiungendo una posizione professionale di gran rilievo, soprattutto tra gli anni settanta e ottanta. Sicuramente per Gambacciani  nella scelta di vita ebbe peso la sua storia personale e il disagio che avrebbe avuto a lavorare a Prato o a Firenze dove la sua militanza repubblichina era senz’altro nota.

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Il Grattacielo SIP di Gambacciani, Bega e Viziano (1964-1968) ha il merito di essere il primo edificio alto più di 100 metri in cui sia stata applicata in Italia la struttura in acciaio.

Gambacciani fu dunque una delle personalità più importante nell’architettura del dopoguerra a Genova e progettò (insieme con Ciruzzi) opere di grande rilevanza urbanistica (come il piano urbanistico del quartiere Begato,  la risistemazione della zona di Bignole, la ristrutturazione urbanistica di Corte  Lambruschini) che ancora ne caratterizzano lo skyline (come il grattacielo SIP, il complesso direzionale di San Benigno); opere importanti anche se non esenti da critiche soprattutto quelle successive agli anni ’70 quando i due furono travolti dal successo professionale producendo costruzioni molto discutibili come le “Dighe”  (grandi edifici di edilizia pubblica) e opere assai sbiadite come il complesso del Jolly Hotel Marina.

Si può dunque supporre che la committenza a Ciruzzi della Casa del Combattente sia dovuta a conoscenze pratesi di Gambacciani oppure alla contiguità di Ciruzzi con l’ANPI toscana, anche se non sarei sicuro che negli anni ’50 ANCR e ANPI siano state così vicine. Comunque sono convinto che i due giovani amici e colleghi abbiano progettato insieme la Casa del Combattente, senza dubbio una delle migliori opere dei due progettisti. Tuttavia fu sicuramente Ciruzzi a partecipare all’inaugurazione e a seguire il progetto in un difficile cantiere in cui fu necessario rinforzare all’ultimo momento le fondazioni a causa di un terreno poco resistente (era stato un cimitero, seppure dismesso da tempo).[11]

 

In definitiva la Casa del Combattente di Prato sembra una delle poche architetture razionaliste di Prato ed è un edificio di notevole complessità e valore. Inoltre potremmo dire che gli elementi. anche leggermente anacronistici, relativi alla sua costruzione  negli anni ’50, e in definitiva anche l’uso attuale della “Casa della Guerra per la Pace”, rispecchiano la complessità e le controverse vicende dei due progettisti, divisi tra Toscana e Liguria, tra Michelucci e la pratica professionale più convenzionale, tra destra e sinistra, tra fascismo e comunismo, tra il prima e il dopo le tragiche vicende della guerra.

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NOTE

  1. Non “Cerutti” come si legge in una pubblicazione dell’ANCR
  2.  la Repubblica, 22/08/2006
  3. E.Corbino e P.Mencarelli, Fogli ribelli. Firenze 1944: la stampa clandestina tra guerra e Resistenza, Firenze, Isrt, 2016
  4. Il circolo PD di Varlungo è intitolato a  “Aristo Ciruzzi e Corrado Bianchi partigiani fiorentini”
  5. Nel ‘ 54 realizzò le scene de “Le ragazze di San Frediano” di Valerio Zurlini dal romanzo di Vasco Pratolini; fu sceneggiatore del documentario “L’Arno è anche un fiume”, regia Vittorio Togliatti, musica Luigi Nono; collaborò anche con Roberto Rossellini e Orson Welles, coltivando amicizie importanti in tutto il mondo
  6. Nel 1972 Ciruzzi fu arrestato su mandato di cattura del sostituto procuratore Mario Sossi nell’ambito di un’ inchiesta sui Gap (i Gruppi di Azione Patriottica, insieme a Gianbattista Lazagna e Vittorio Togliatti, nipote di Palmiro: fu scarcerato dopo una settimana, caduto ogni addebito; comunque fu accertato che conoscesse e frequentasse Renato Curcio
  7. “….A 84 anni, è morto la scorsa notte Piero Gambacciani, l’ architetto che aveva disegnato alcuni degli edifici-simbolo della città, dalla torre Sip a Corte Lambruschini, fino a San Benigno, Begato e la Marina Porto Antico“. La Repubblica  16/09/2008
  8. Le informazioni sulla vita di Pietro, o Piero, Gambacciani provengono da Wikipedia  e da un intervista di Francesco Bollorino pubblicata su “la Repubblica” edizione di Genova nel 1995
  9. C.Malaparte, Opere scelte, 1997
  10. G. Franco S.F. Musso, Architetture in Liguria dopo il 1945, 2017
  11.  Ultime voci, a cura di Luca Squillante, vol 2, 2010 – ANCR Prato

    Altri materiali per una futura “Guida dell’Architettura del XX secolo a Prato”: