Anni ’50

Mi ha sempre colpito il mito pratese delle origini. La leggenda degli anni ’50 e ’60 ci tramanda l’immagine di una città in crescita travolgente, in cui tutti partecipavano a una pervasiva mistica del lavoro e dello spirito imprenditoriale. Approfondendo un poco la questione ci si accorge che gli anni ruggenti dell’industria pratese furono comunque densi di contraddizioni, di difficoltà e ingiustizie, di drammi individuali ora difficili da ricordare.

Un documento quasi dimenticato di quell’epoca è il film “Giovanna” che fu l’esordio del regista neorealista Gillo Pontecorvo. Girato a Prato con attori non professionisti narra, gli aspri conflitti sindacali delle lavoratrici tessili.

Il film, finanziato da un’organizzazione femminile  comunista della Germania est, fu presentato a Venezia nel 1956 ma non fu mai distribuito e subito dimenticato. Racconta la lotta delle operaie per  difendere il loro posto di lavoro, contro i padroni e anche contro i loro stessi mariti che disapprovano l’occupazione della fabbrica e il loro protagonismo.
La protagonista (Giovanna) fu Armida Gianassi, reclutata nella sala da ballo di una Casa del Popolo. I temi trattati sembrano molto attuali: licenziamenti e lavoro precario.

Gli anni ’50, ’60 e ’70 non furono rose e fiori.
I pratesi non furono tutti imprenditori.
I diritti non vennero regalati.

Il film fu girato nel Lanificio Giulio Berti. La fabbrica era detta anche “La Romita” perché formatasi intorno all’antico “Molino della Romita” sulla gora omonima che infatti si vede nel film, ancora ricolma d’acqua.gora

Lanificio

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