Mafia a Prato (6)

Puntata n. 1: Mafia a Galciana

Puntata n. 2: Un capobastone in piazza San Domenico

Puntata n. 3: Un pentito a Schignano

Puntata n. 4: La cosca dei perdenti nei boschi di Migliana

Puntata n. 5: Un covo per il boss imprendibile

Puntata n. 6: Un bar malfamato

Piazza Mercatale anni '70

Piazza Mercatale anni ’70

Ritrovamento Baldassini

Ritrovamento Baldassini

Giovanni Farina e Mario Sale

Giovanni Farina e Mario Sale

Tra gli anni ’70 e gli anni ’80 diversi bar di Prato erano piuttosto malfamati.
Era un periodo in cui l’immigrazione interna non si poteva dire conclusa e la cronaca era piena di episodi di criminalità che mostravano le difficoltà di un’integrazione resa difficile da vari motivi economici, sociali e culturali.

In particolare era abbastanza mal frequentato un bar di piazza Mercatale che era detto il “bar dei sardi” anche perché era un punto di ritrovo per i pastori che si erano insediati in Calvana e che nel giorno di mercato scendevano in città. Nei suoi pressi si praticava, già allora, la prostituzione ed era frequentato da persone che sarebbero poi entrate nelle indagini sui più feroci episodi di sequestri. Al bar Rolando si davano appuntamento Mario Sale, Giovanni Farina, Virgilio Fiore, Attilio Cubeddu, che negli anni ’80 diedero vita alla filiale toscana dell’organizzazione criminale che venne denominata anonima sequestri. Mario Sale, ancora oggi latitante, organizzò il tragico sequestro Baldassini; il suo discepolo Giovanni Farina fu a capo dei sequestri Del Tongo, Kronzucher, Ciaschi, Niccoli e altri, i cui riscatti non sono quasi mai stati ritrovati; Virgilio Fiore organizzò il fallito ritiro della banda in Venezuela; Attilio Cabeddu, forse latitante in Sudamerica, è l’unico ad essere sfuggito dopo il sequestro Soffiantini, tenuto prigioniero in un nascondiglio sulla Calvana. Tutti personaggi degni di essere i protagonisti di un “Romanzo criminale pratese” che comprenderebbe fughe rocambolesche nella macchia della Calvana, scontri a fuoco, delitti efferati ed episodi ancora misteriosi.
In quel periodo tutti i cittadini di origine sarda dovettero andare incontro al sospetto dell’opinione pubblica, sentendosi stranieri seppure italiani. “Sardi, tornate a casa” si leggeva sui muri fiorentini, e si progettava di utilizzare le leggi antimafia per controllare l’attività dei pregiudicati sardi sparsi per la penisola. Quel bar, che non esiste più, mi sembra dunque il simbolo di un epoca difficile in cui a popolare la cronaca nera della regione erano siciliani e sardi, come poi furono gli albanesi e oggi i marocchini.

A rendere però ancora più inquietante e strana la storia di questo “bar dei sardi” sono altre frequentazioni. Negli stessi anni erano clienti abituali anche altri personaggi, legati però a tutt’altre indagini. Fin dagli anni ’60 ci veniva Barbara Locci (prima vittima del mostro di Firenze) con i suoi amanti, entrati a lungo nell’elenco dei sospetti mostri, tra cui i fratelli sardi Francesco e Salvatore Vinci, in contatto con gli altri sardi dell’anonima sequestri. In seguito furono clienti abituali  Salvatore Indovino (il Mago di San Casciano), Gabriella Ghiribelli, Domenico Agnello (scomparso misteriosamente nel nulla nel 1996) e altri personaggi della grande inchiesta sul mostro. Il bar fu dunque il punto di contatto tra il filone dei sardi e quello degli “amici di merende”, in una vicenda di cui non sapremo mai la verità

I misteri toscani sono passati da piazza Mercatale; e oggi quali sono i misteri e i traffici che vi transitano?

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