Mafia a Prato

A Prato si parla molto di sicurezza e illegalità. Alcuni ne parlano con cognizione di causa, altri in modo strumentale. Tutti ignorano che secondo la Fondazione Caponnetto a Prato ci sono 21 gruppi criminali mafiosi (10 clan della camorra, 8 della criminalità organizzata siciliana, 3 della ‘ndrangheta). Nel recente passato tutte le tre grandi organizzazioni mafiose  si sono pesantemente fatte vive in città e nulla ci autorizza a pensare che non ci siano più, nonostante il silenzio assoluto sulle loro attività.

1^ puntata – Mafia a Galciana

A metà maggio del 1993, in una casa fatiscente a Corso dei Mille, alcuni mafiosi palermitani, macinarono, miscelarono e confezionarono quattro pesanti pacchi di esplosivo, in parte ricavato da residuati bellici recuperati in mare da un pescatore. L’esplosivo partì da Palermo nascosto nel sottofondo di un tir che compì il viaggio fino a Livorno in traghetto, sbarcando il giorno 25 maggio 1993. Il grosso camion percorse l’autostrada Firenze Mare, uscendo a Prato Ovest secondo le istruzioni ricevute dall’autista Pietro Carra. L’appuntamento era alle 23,00 davanti alla chiesa dei Testimoni di Geova, all’ingresso del paese di Galciana. Il camionista trovò il posto a fatica perché non era mai stato a Prato, ma non vi trovò le persone che dovevano prendere in consegna l’esplosivo.

testimoni

La chiesa dei Testimoni di Geova in via dei Trebbi a Galciana – luogo dell’appuntamento tra il tir con il tritolo e il gruppo degli esecutori

Dopo una breve attesa si inoltrò nell’abitato percorrendo via della Lastruccia e giungendo davanti al cimitero vicino Capezzana, dove si si fermò proprio nel parcheggio antistante, telefonando  per avvertire del suo arrivo.
Giunse una Uno bianca con un gruppo di quattro persone. Affiancando l’utilitaria al camion nella stradina che allora si trovava a lato del cimitero, furono caricati sull’auto almeno 200 chili di esplosivo a base di tritolo prelevati dal tir che riparti e rimase in attesa presso un distributore di benzina a 2 chilometri da Galciana.

cimitero

Il Cimitero di Galciana – luogo del trasbordo dei 2 quintali di esplosivo, giunto da Palermo, dal camion alla macchina

L’esplosivo fu depositato in un garage in via Sotto l’Organo presso la casa di un pover’uomo di origini siciliane, che di mestiere faceva il muratore, coinvolto nella vicenda contro la sua volontà mediante legami di parentele e di amicizia. I misteriosi uomini si erano installati da giorni in una stanza di casa sua a Capezzana in via Sotto l’organo n. 12, si erano comprati una TV nuova dal negozio Cosci e comunicavano con lui e la famiglia tramite il suo giovane nipote che avevano portato con loro da Alcamo. Ora la vecchia casa del muratore e il decrepito garage in cui era stato sistemato il tritolo non esistono più. Sono stati demoliti nel 1995 e  al loro posto sorge un moderno condominio.

sotto l'organo

La zona in via Sotto l’Organo a Capezzana dove si trovava il covo dei mafiosi e il garage in cui venne custodito l’esplosivo

ll misterioso gruppo per giorni aveva fatto ispezioni a Firenze, usando sempre la Uno bianca, recandosi in particolare nei dintorni di Piazza Signoria. La sera del giorno 26 maggio, nel garage di via Sotto l’organo, l’esplosivo fu spostato su un Fiorino rubato in via della Scala. In serata il tir ripartì per la Sicilia riportando indietro uno del gruppo di coloro che avevano preso in consegna l’esplosivo.

In tarda serata altri due del gruppo si recarono nuovamente a Firenze, parcheggiando il Fiorino in una stradina nei pressi della Galleria degli Uffizi. Nella notte una fortissima esplosione provocò il crollo della Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, nella quale rimasero uccisi Fabrizio Nencioni, ispettore dei vigili urbani, e la moglie Angela Fiume, custode dell’Accademia, insieme alle loro figlie Nadia (nove anni) e Caterina (due mesi di vita), che abitavano al terzo piano della Torre. Nelle abitazioni circostanti si propagò un incendio, che uccise anche lo studente universitario Dario Capolicchio (ventidue anni)L’attentato danneggiò gravemente anche alcuni ambienti ed opere della Galleria degli Uffizi e del Corridoio Vasariano, che si trovavano nei pressi di via dei Georgofili.
Tre uomini del gruppo la mattina del 27 si dileguarono in direzione Bologna, sempre facendosi accompagnare dalla Uno bianca. Il nipote del muratore partì in aereo da Pisa.

Nel 1998 furono condannati gli esecutori materiali. Nel 2008 il pentito Gaspare Spatuzza, confermò di essere uno del gruppo degli attentatori, rivelando i nomi dei mandanti e i tutti particolari mancanti che sono stati oggetto di accertamento in giudizio e di sentenze.

Puntata n. 2: Un capobastone in piazza San Domenico

Puntata n. 3: Un pentito a Schignano

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