Varvarito ovunque

Da anni a Prato la vicenda Varvarito propone sempre nuove localizzazione per l’impianto di  trattamento e deposito di rifiuti inerti gestito dalla suddetta ditta.
La giunta Cenni aveva trovato un terreno a Viaccia  per il quale prontamente era stato fatto il cambio di destinazione d’uso, salvo sollevare una pronta e ferma reazione della popolazione.
La Provincia ha concesso un’autorizzazione provvisoria per un terreno agricolo a San Giorgio che la Varvarito vorrebbe volentieri veder trasformata in autorizzazione permanente, trovando anche qui un’opposizione dei residenti oltre che le incertezze del contenzioso del Comune e Provincia sul nuovo Piano Strutturale.
Ora la giunta Biffoni  ha individuato due le aree lungo l’Autostrada: una a Casale presso il Calice e la seconda tra la Tangenziale e Iolo, provocando le proteste delle due frazioni.

Alle possibili localizzazioni manca solo Santa Lucia, l’area archeologica di Gonfienti e le Cascine di Tavola.

Vedremo come va a finire, anche se le proposte dell’Amministrazione Comunale appaiono assai fragili, direi improponibili.

varvarito2Nell’attesa di poter approfondire  vediamo intanto chi è l’azienda per la quale le amministrazioni comunali, provinciali e regionali, giustamente preoccupate per la sorte dei dipendenti,  si sono affannate per anni a trovare una soluzione.

  • La Procura di Firenze ha chiuso le indagini e quindi si appresta evidentemente a richiedere il rinvio a giudizio) sulla pesante inchiesta sulle terre di scavo inquinate provenienti dal tunnel del sotto attraversamento della TAV che lentamente si fa strada sotto Firenze.
    Molte le persone coinvolte con accuse molto pesanti: associazione a delinquere, corruzione, frode in pubbliche forniture, falso, truffa, traffico organizzato di rifiuti, abuso d’ufficio.
    Tra gli indagati il manager Franco Varvarito che,  in accordo con altri, avrebbe organizzato un traffico illecito di rifiuti dal 2009 al dicembre 2010, smaltendo i fanghi estratti dal tunnel della Tav, trattandoli non come rifiuti speciali, in quanto inquinati dalle sostanze usate per lo scavo, ma come rifiuti normali in modo da dimezzare i costi, truffando nel contempo le Ferrovie a cui venivano addebitati i costi gonfiati dichiarando che lo smaltimento dei fanghi era conforme alla legge. Una parte di queste terre di scavo sarebbe stata sparsa su campi agricoli e una gran quantità delle stesse avrebbe transitato dai piazzali della vecchia sede Varvarito in via Turcoing.
  • La Varvarito è una ditta fiorentina (ancora oggi la sede è a Firenze) con origini nel Valdarno. Opera “con cantieri in tutta la Toscana, il centro e il nord Italia”.
    Arrivò a Prato per i lavori di urbanizzazione al Macrolotto 2 con un impianto temporaneo di cantiere. Finiti i lavori decise di continuare le proprie attività a Prato a dispetto della destinazione urbanistica dell’area di via Turcoing e nonostante lo sfratto ricevuto dal proprietario dell’area.
    Forzando le leggi la Varvarito è riuscita a rimanere nella vecchia sede finché il TAR Toscana  giustamente decise che tale presenza fosse abusiva.
    La ditta nel frattempo aveva acquistato un’area agricola tra Paperino e San Giorgio dove da anni chiede di trasferirsi e dove è riuscita ad aprire un impianto provvisorio (?).
    Si tratta dunque di un’attività imprenditoriale non funzionale all’economia locale, presente a Prato solo perché ha trovato fin’ora, sia pure faticosamente e illegalmente, la disponibilità di aree che altrove non ha trovato, o quanto meno ha trovato la premura delle amministrazioni pubbliche.

La conclusione non  potrebbe dunque essere che per la Varvarito a Prato non c’è posto ?

-segue-

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