Importare (ed esportare) inquinamento

inceneritore di Montale

Inceneritore di Montale che brucia i rifiuti pratesi

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Discarica di Montignoso gestita da ASM pet rifiuti pericoli e amianto

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Impianto di case Passerini- il suo percolato va al Calice

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Impianto del Calice dove giungono liquami e spurghi da tutta Italia

INCENERITORE

Il vetusto inceneritore di Baciacavallo che brucia anche i fanghi del l’impianto del Calice

Varvarito

Gli inerti di Varvarito, da tutta l’Italia centrale

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Impianti a biomasse a Prato

I principi dell’economia sostenibile, ma anche i principi della più o meno recente legislazione in campo ambientale vorrebbero che ogni territorio pensasse al mantenimento delle proprie risorse ambientali e allo smaltimento delle proprie scorie. Proprio per responsabilizzare ogni comunità sarebbe necessario che ogni ambito territoriale fosse quanto più autonomo per quello che riguarda per esempio l’approvvigionamento dell’acqua o per lo smaltimento di rifiuti, e in  tale direzione andava l’istituzione in Toscana degli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali).

Ma il liberismo e la globalizzazione vanno in senso opposto e così ogni territorio importa ed esporta inquinamenti, dietro corresponsione di denaro, come se si trattasse di merci a valore negativo.

Prato non sfugge a questo commercio.
I suoi rifiuti solidi urbani finiscono all’inceneritore di Montale (che però ha il difetto di essere a soli 70  metri dai confini della provincia  di Prato.
Il suo amianto, finisce invece alla lontana e misteriosa discarica di Montignoso.

Ma Prato,  anche se non tutti lo sanno,  non esporta soltanto ma importa anche inquinamento. Vediamo come:

  • GIDA si occupa, per 400.000 euro annui, del  servizio di trattamento dei percolati provenienti dalle discariche di Case Passerini, Certaldo e Bilancino, nonché i reflui dall’impianto di selezione e compostaggio di Case Passerini, dal Polo di San Donnino, dalla sede di Quadrifoglio SpA di Via Baccio da Montelupo, dall’impianto di Le Sibille e dall’impianto di compostaggio di Ponterotto.

    Tale percolato viene filtrato nell’impianto del Calice e produce fanghi destinati all’inceneritore di Baciacavallo che GIDA vuole potenziare, forse per rispondere meglio alle richieste del mercato. Infatti il trattamento del percolato assicura all’azienda ottimi introiti, essenziali per sistemare bilanci assai problematici. I reflui sono poi depurati insieme ai normali scarichi fogniari, producendo altri fanghi e poi scaricati nel Calice, contribuendo al grave inquinamento dei corsi d’acqua e della falda pratese.

  • In tale impianto del Calice, GIDA ha depurato anche il percolato proveniente delle discariche di Publiambiente (Montespertoli).

  • Inoltre da notizie frammentarie e difficili da reperire sembra che al Calice siano giunti i reflui delle discariche di Bracciano, Gaggio Montano (Bologna), Varese, Colleferro e chissà da dove altro .

  • Si rileva come GIDA abbia richiesto di smaltire nei propri impianti anche  i residui delle fosse biologiche (300 metri cubi al giorno al Calice e altri a Baciacavallo), provenienti da fuori Prato, con conseguenze analoghe a quelle del percolato delle discariche. Su 144 spurghisti operanti in Toscana, 46 conferiscono a GIDA, oltre ad altre in Lazio,  Puglia ed Emilia Romagna.

Ma quello di GIDA è solo l’esempio più evidente. Tra le altre importazioni  ci sono le seguenti:

  • Una’azienda fiorentina (Varvarito) porta da anni a Prato inerti polverosi provenienti dagli scavi della Tav e da altre  grandi opere e cerca disperatamente un altro angolo di territorio da inquinare.

  • Una centrale a biomasse di 2MW in via dei Palli produce energia ed elettricità bruciando prodotti oleosi, importando, oltre agli olii di colza o di palma, anche inquinamento, grazie ai soldi pagati in bolletta dai consumatori ignari.

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