Un mostro che inghiotte tutto

Prato ha dato molto all’Interporto della Toscana Centrale.

  • La collettività gli ha sacrificato un’enorme estensione di ottimo territorio agricolo di cento ettari. Una superficie più grande del centro storico della città, 40 o 50 volte più grande dell’area dell’ex ospedale cittadino, oggi al centro di aspri dibattiti. Il consumo di suolo dell’interporto costituisce il 20% del totale del consumo di suolo a Prato tra 1997 e 2010, che pure è stato assolutamente tumultuoso.
    La presenza dell’Interporto ha anche accentuato la difficile situazione urbanistica e idrogeologica delle aree abitate a Nord (Il Rosi, La Querce, Le Macine), strette tra montagna e ferrovia.
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L’area dell’Inteporto prima della sua costruzione. (foto: archivio di Fabio Panerai)

  • Per poter realizzare l’Interporto la città ha rinunciato ad una delle più importanti scoperte archeologiche fatte negli ultimi decenni in Italia: una città etrusca a Nord dell’Arno che ha cambiato le opinioni degli storici sull’organizzazione territoriale della Toscana settentrionale prima dei Romani.
    Anche in futuro, ricomporre un parco archeologico sarà impossibile: una parte dei ritrovamenti sono a Ovest dell’Interporto, altri si trovano a Est, separati da edifici chilometrici, e altri ancora, tra cui il decumano lastricato che probabilmente determinava la posizione della città etrusco-romana, si trovano sepolti sotto piazzali e capannoni, insieme a reperti che non saranno mai scoperti.
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Schema sommario delle aree di scavo della città etrusca in relazione al’Interporto

  • La realizzazione dell’Interporto è dovuta all’uso di ingenti risorse economiche pubbliche che sarebbe interessante ricapitolare e che si sono assommate da vent’anni a questa parte, stanziate dall’Amministrazione Comunale, dalla Regione e da altri enti. Infatti ancora oggi, la proprietà della società “Interporto della Toscana Centrale s.p.a” è in gran parte in mani pubbliche. Anche il previsto ampliamento sarà realizzato con fondi pubblici (forse europei).

Dunque l’Interporto si è inghiottito beni comuni e risorse di ogni genere: ettari di territorio agricolo intatto, centinaia di milioni di euro di soldi pubblici, possibilità di sviluppo corretto del territorio  e un patrimonio storico e archeologico di grande importanza.

In cambio di tutto questo, cosa ha reso l’Interporto alla collettività?

Ha creato e garantito un forte incremento dell’occupazione?
Ha dato un significativo contributo allo sviluppo industriale?
Ha spostato una forte di percentuale traffico dalla gomma al ferro?
Ha prodotto ingenti utili di gestione?

Se le risposte sono positive fanno bene i politici ad appoggiare il progetto di ampliamento, ma forse dovrebbero spiegarlo dettagliatamente a tutti i cittadini.

Intanto leggiamoci le osservazioni del Coordinamento dei Comitati per la salute della Piana.

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