Muri sul Montalbano

Un lungo muro di pietre lungo cinquanta chilometri circondava il crinale del Montalbano, da Artimino a San Baronto, al solo scopo di contenere la selvaggina che allora abbondava nei boschi.
Si trattava di ampie zone che includevano spazi boscati ed incolti ma anche aree agricole, andando a costituire il Barco Reale che ancora qualcuno confonde con il piccolo Bargo di Poggio a Caiano, del secolo precedente.

Fu realizzato a partire dal 1620 per consentire alla corte granducale di utilizzare al meglio la bandita di caccia che includeva indifferentemente aree di proprietà della famiglia Medici e della Corona, ma anche di privati o delle comunità.
La bandita del Barco Reale fu istituita ufficialmente con bando granducale del 7 maggio 1626 su gran parte del crinale del Montalbano e unificò le preesistenti bandite di Poggio a Caiano, La Magia, Montevettolini e Cerreto Guidi  creando così un estesissimo territorio gravato dal vincolo giuridico dell’esclusività della caccia a favore del granduca. Sarebbe difficile comprendere la funzione delle ville medicee di Artimino, dell’Ambrogiana, di Cerreto Guidi e di Poggio a Caiano, senza il grande Barco Reale.
Grazie a tale organizzazione territoriale la corte poteva cacciare in un ambito territoriale molto ampio, godendo in completo monopolio di tutta l’abbondante selvaggina (cinghiali soprattutto). Per tutti gli altri, anche se proprietari di terreni, vigeva non solo il divieto di cacciare, ma anche di detenere armi e attrezzi per la caccia: pene severissime erano previste per i trasgressori. I gendarmi (detti birri) controllavano  gli accessi e le aree di caccia e anche il taglio dei boschi all’interno del Barco era rigidamente regolamentato. Una piccola costruzione realizzata per il riparo di questi guardiacaccia ancora esiste nel punto più alto del Montalbano, in località Pietramarina; altri edifici simili sono scomparsi o trasformati.

Il muro che delimitava l’antica riserva di caccia dei Medici sul Montalbano ha subito la pressione del tempo, dell’incuria e degli uomini: alcuni tratti sono stati demoliti dagli agricoltori, altri per poter realizzare strade, altri sono stati e sono ancora “cave” di pietre a buon mercato. Nonostante questo  il muro ancora resiste per alcuni tratti soprattutto nei comuni di Vinci e Carmignano. anche se chi frequenta i luoghi può notare le distruzioni di anno in anno. Ancora negli anni ’80 i tratti conservati erano numerosi e abbastanza lunghi. Sembra ormai inutile e velleitario pensare ad un’efficace azione di  tutela che pure era possibile.  Infatti sulla protezione dei tratti rimasti di quest’opera monumentale nessuno vigila.

Nella cartina sottostante (in aggiornamento) la posizione di alcuni tratti che sono ancora visibili.

La caccia e la selvaggina convivevano a fatica con le attività agricole e questo creò nel tempo molte lamentele. Solo pochi poderi  e la grande fattoria delle Ginestre con le sue vigne e i suoi oliveti, furono a loro volta protetta da un circuito di muri tutto all’interno del Barco Reale.
Il muro era completato da una serie di manufatti e in particolare cancelli a chiusura di ogni strada (erano presenti oltre sessanta punti d’accesso) che non sono sopravvissuti.
Alcuni gruppetti di case si trovano oggi nei punti in cui erano i cancelli delle strade principali.


Altre cancellate fisse erano state realizzate nei punti in cui il muro attraversava corsi d’acqua, per impedire alla selvaggina di uscire dal Barco e consentire tuttavia all’acqua di fluire.  Di tali manufatti è rimasto ben poco.
Tuttavia nel comune di Vinci esiste ancora la struttura muraria della “cateratta” nella forra di Burrino  e nel comune di Carmignano, in posizione molto nascosta, sono ancora visibili le spalle in muratura del “Cancello del Brucio” una chiusa sul Rio dell’Acquacalda (Fosso di Fornia).

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Muro del Barco : manufatto del “Cancello del Brucio” sul Fosso di Fornia in località S. Cristina a Mezzana  a Carmignano , in una foto di qualche anno fa.

Cataratta nella forra di Burrino (Vinci)

Muro del Barco : Cataratta nella forra di Burrino (Vinci) – foto da web