Consumo di suolo, sprawl e lotti interstiziali

Dopo decenni di urbanistica delle buone intenzioni,  di “margini da ricucire”, di “densificazione”, di “fasce di rispetto per l’identità delle frazioni”, il consumo di suolo” e il suo antecedente, lo sprawl, sembrano inarrestabili.

Lo sprawl è il frammentarsi dei nuovi interventi edilizi che, invece di aderire all’abitato, si frangiano andando a compromettere ampie aree prima non urbanizzate, rendendo inconsistente il margine tra città e campagna. In tal modo si consuma più suolo del necessario, sperperando così una risorsa ormai rara, per ottenere in cambio una densità piuttosto bassa.

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Quindi, nonostante a parole tutti i documenti urbanistici approvati (anche a Prato come altrove) vadano in senso opposto, si continua a costruire su terreno aperto e lo sprawl domina incontrastato: una prova in più dell’incoercibile carattere di velleitaria vacuità delle elaborazioni urbanistiche degli ultimi decenni e di una certa cultura urbanistica di cui la Toscana è stata uno degli epicentri, che ha sostituito la realtà con la narrazione fatta di parole svuotate di significato: sostenibilità, margine urbano, invarianti, resilienza, nuove urbanità, reti ecologiche, ecc.

Il nuovo Piano Operativo mi sembra abbastanza lontano dalla retorica urbanistica corrente e abbastanza concreto, tuttavia mi sembra che avrebbe potuto fare di più per favorire la densificazione selettiva e limitare il consumo di suolo e la dispersione dell’edificazione.

Per esempio non sono state prese in considerazione le porzioni di terreno libero inutilizzato, all’interno del tessuto urbano e fuori dalle previsioni di spazi pubblici,  che potrebbero sostenere la previsione di costruzioni, anche piccole, ma capaci di aumentare la densità dell’insediamento, senza consumare nuovo suolo.
Il piano Secchi aveva tentato di regolamentare questi “lotti interstiziali” con molte difficoltà. Si tratta infatti di trovare il modo di identificarli senza ambiguità all’interno delle zone che una volta si sarebbero dette di completamento e di imporre limiti chiari per evitare abusi; eventualmente potrebbero essere identificati e normati in modo puntuale.

Il nuovo Piano operativo li ignora, forse perché non contribuirebbero ai suoi scopi primari,  eppure questi lotti inedificati, non necessariamente piccolissimi, potrebbero contribuire  a realizzare una parte delle nuove costruzioni necessarie alla città.