Autostrade, acquedotti, aeroporti e ospedali

Il dramma di Genova ha portato alla conoscenza di tutti l’assurda concessione della gestione autostradale fatta a una società privata che, gestendo un monopolio pubblico e praticamente senza un diretto apporto di capitali, nel solo periodo 2013-2017 ha effettuato lavori di “manutenzione, sicurezza e viabilità” per 2,1 miliardi e ha prodotto utili per 4,8 miliardi di euro, finiti quasi tutti in dividendi a soci che si sono enormemente arricchiti.

Frana a Firenze causata dall'acquedotto publiacqua

La cosa più preoccupante di questa vicenda è vedere come il modello Autostrade non sia un caso isolato ma forse l’elemento più macroscopico  (e pericoloso) di un disegno molto più ampio che nulla ha in comune con il liberalismo, la concorrenza, la libertà d’impresa e tante altre belle cose che sono diventate i totem della nostra epoca.
Si prende un servizio essenziale, con infrastrutture realizzate  a caro costo dalla collettività, si crea una società per azioni per la gestione, con un bando si vende tale società  a una cordata di cosiddetti imprenditori che prendono i soldi necessari dalle banche e poi si lascia loro mano libera alla gestione del monopolio in cambio di un piccolo obolo. Salgono le tariffe, salgono spropositatamente gli utili, calano gli investimenti e la manutenzione.

Anche se il paragone può sembrare improprio, anche la gestione dell’acqua, in Toscana e altrove, è improntato agli stessi principi.
Analoghe le situazioni di conflitto d’interesse, di investimenti non fatti,  di controlli pubblici inefficienti o impotenti e di aumenti tariffari sostanzialmente ingiustificati.
Analogo anche il meccanismo degli appalti ad aziende che fanno capo allo stesso gruppo, che prendono i lavori e poi subappaltano e che producono ulteriore fatturato e utili garantiti, in barba a ogni concorrenza e senza nessun controllo sui costi effettivi sostenuti: sistema presente anche nel modo operante di Publiacqua con Ingegnerie Toscane srl.

Meccanismo poco diverso è quello delle concessioni aeroportuali, peraltro affidate sempre senza bando, quello delle concessioni di cave e quello delle opere realizzate con il cosiddetto project-financing come gli ospedali toscani.
Il filo comune è la salvaguardia e la promozione di interessi privati a danno dell’economia dello Stato e degli interessi collettivi.

Che questo si faccia per ideologia, per stupidità o per nascosti interessi non è dato sapere, anche se a rendere il pensiero di tali svendite particolarmente opprimente è constatare che il maggiore (ma non unico) attore di tali “privatizzazioni”,  a livello nazionale e a livello regionale, sia stato il maggior partito della cosiddetta sinistra, esso stesso svenduto a ideologie perdenti, propagandate come modernizzazione da personaggi come Blair, D’Alema, Veltroni, Prodi e Renzi.