Oligarchia

“oligarchia – Forma di regime politico in cui il potere è nelle mani di pochi, eminenti per forza economica e sociale”. (Treccani)

L’oligarchia è il governo dei pochi; è un sistema che concentra il potere, in contrasto con l’idea democratica che vede la capacità decisionale diffusa e distribuita tra tutti. Oggi  nei paesi occidentali la democrazia, come principio, è fuori discussione fino a diventare un luogo comune tutto da verificare. Nei nostri regimi democratici quindi l’oligarchia non può manifestasi apertamente ma tuttavia le situazioni reali impediscono l’effettiva uguaglianza di opportunità dei cittadini e la loro possibilità di accedere alle cariche pubbliche. L’oligarchia si fonda infatti non tanto sulla ricchezza quanto sulla nascita, sulle opportunità educative, sulle relazioni familiari e soprattutto sul collegamento reciproco tra questi elementi.

Anche in Toscana è così?

Anche a Prato è così?

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A Prato più che altrove, anche a causa del carattere provinciale e chiuso  che accompagna la città fin dallo sviluppo economico e demografico iniziato negli anni ’50.

Oggi Prato ha una popolazione di oltre 200.000 persone; di queste oltre 70.000 sono straniere e pertanto, per la maggior parte, escluse dai diritti politici; dei rimanenti 130.000, la maggior parte appartengono a famiglie di immigrazione meridionale e sono scarsamente rappresentati nella vita politica della città, a riprova di un’integrazione non ancora conclusa dopo tre generazioni e mezzo secolo trascorso.
Rimangono meno di 40.000 abitanti, tra cui scegliere il maggior numero dei rappresenti politici.
Togliamo  i minorenni e i tantissimi anziani e arriviamo a 20.000 persone. Poi bisogna togliere i meno abbienti che la democrazia oligarchica esclude dalla politica per livello d’istruzione e per più impellenti priorità di vita, e possiamo trarre la conclusione che a Prato, ancora più che altrove, basta essere rampolli di una qualche famiglia di imprenditori, funzionari pubblici o professionisti, con un bel cognome toscano o che sembri tale perché finisce con la “i”,  per avere la certezza di una candidatura alle cariche politiche o meglio una qualche nomina nell’amministrazione della res pubblica (società partecipate comprese). Infatti molti consiglieri comunali  sono stati spesso “figli di…”, oppure “nipoti di… “.
In tal modo il dibattito politico avviene così sempre tra le stesse persone e la città sembra ancora composta  dalle poche migliaia di persone che la componevano negli anni ’50.
Il prezzo da pagare è il profondo provincialismo della città e la sua assoluta irrilevanza fuori dai sacri confini.