Lo stesso giorno

Nella seduta del primo Agosto il Consiglio Comunale ha adottato il piano di recupero denominato “Ex-Valaperti”  per la demolizione di immobili artigianali e costruzione di edifici residenziali in Via C. Battisti, Via Franceschini. Verrà costruito un  blocco di appartamenti al centro dell’isolato, demolendo le strutture della vecchia fabbrica.

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L’immobile industriale oggetto del piano è in disuso da molti anni e un intervento è opportuno, anche se forse sarebbe stata possibile una soluzione meno semplicistica.

Lo stesso giorno, lo stesso Consiglio Comunale, adotta la variante al Piano Strutturale per adeguarlo al “Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico della Regione Toscana”. A tale delibera è allegata un corposo schedario di luoghi e edifici che costituiscono il Patrimonio Paesaggistico della città: tra di essi appunto la stessa la fabbrica Valaperti, inserita tra i “Complessi di archeologia industriale”, distinti per le loro qualità dai tanti altri edifici produttivi della città. Il Piano Stutturale per tali manufatti prevede “l’invarianza” di vari aspetti tra cui  “i caratteri morfo-tipologici”, gli “elementi della connotazione stilistico-architettonica”, “gli elementi fisici e visivi che configurano i rapporti dei fabbricati con il tessuto edilizio” ecc.

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Dunque ben venga il piano di recupero, anche se il progetto non riesce ad uscire da schemi progettuali piuttosto vecchi e ripetitivi. Il recupero delle aree dismesse è comunque una priorità per la citta e non si può continuare a tenersi così tanti edifici abbandonati e degradati sparsi nel il tessuto urbano.
Ma che lo stesso giorno il Consiglio Comunale possa adottare due piani urbanistici cosi contraddittori (nei fatti se non nelle norme), induce a tristi pensieri non tanto sulla politica, quanto sullo stato dell’urbanistica italiana e toscana in particolare, avvelenata da un linguaggio tecnicista che è diventato il fine e non il mezzo della pianificazione. Vuoti concetti hanno sostituito la realtà e quindi le “invarianti”, che appaiono alla lettera severi vincoli di conservazione, si rivelano solo facili ostacoli retorici che non impediscono la completa demolizione e fanno temere per edifici di maggior valore rispetto alla fabbrica Valaperti.

Sembra di non poter più uscire da questo impotente e ipocrita sistema, costituito intorno ad una schiera di tecnici regionali e urbanisti di professione che, utilizzando altisonanti valori come la “sostenibilità”, sfornano norme e piani di ogni livello (primo tra tutti il Piano Paesaggistico), zeppi di voluminosi allegati colorati con i quali costruire un muro verso tutti gli altri i cittadini, occultando la verità.

Faccio dunque un appello ai tanti architetti toscani (e anche ai politici consapevoli) per dichiarare una volta per tutte la disonestà di questo sistema fariseo e falso.

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