Campanilismo architettonico

Nel 1953 Riccardo Morandi, che negli anni della ricostruzione si avviava a diventare uno dei progettisti più famosi del mondo, progettò e realizzò una grande autorimessa a Firenze per la ditta Lazzi. Si trattava di una grande sala quadrangolare, senza pilastri intermedi, di circa 3500 mq che consentiva di alloggiare comodamente i pullman della ditta di autotrasporti fiorentina.
Nella costruzione del grande e sorprendende spazio furono utilizzate tecniche avanzatissime, per l’epoca, nel campo della prefabbricazione.

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Il progetto dell’autorimessa all’interno dell’isolato. 

Che fine ha fatto la grande autorimessa?
Forse è stata demolita in una qualche operazione di rinnovamento urbano?

In realtà non è stata distrutta, ma è stata semplicemente dimenticata, nel senso proprio della parola, visto che una pubblicazione del 2007 degli insigni professorini della facoltà di Architettura di Firenze la collocava “nei pressi di piazza della Stazione”, forse confondendola con la biglietteria e fermata della ditta Lazzi, in piazza Adua.
La grande autorimessa invece è ancora esistente e si trova, come vedremo, in tutt’altra zona della città.
Dimenticata per un pregiudizio che colpisce le opere di architettura che trovano la propria espressività negli aspetti tecnici, come accade a tante strutture italiane in cemento armato che hanno avuto un ruolo rilevante nella storia della tecnologia.
Dimenticata anche a causa di un campanilismo architettonico che tende a trascurare, con il tempo, quello che di buono hanno progettato in città gli architetti non fiorentini. Lo stesso del resto avviene a Prato.
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La ditta F.lli Lazzi, nata negli anni ’20, dopo la guerra ebbe un grande svluppo arrivando a gestire oltre 100 linee ordinarie e trovandosi a corto di spazio per i suoi autoveicoli. Intorno al 1950 il Comune mise all’asta un intero isolato, semidistrutto dai bombardamenti e prossimo allo scalo ferroviario di Porta al Prato. I titolari della Lazzi acquistarono l’area, tra via Mercadante e via Ponte alle Mosse, ritenendola adatta ad ospitare, oltre alla direzione e all’amministrazione, anche un ampio spazio  per l’officina e il garage, occupando così quasi l’intero isolato.

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La ex sede Lazzi durante i recenti lavori di ristrutturazione. La grande autorimessa è sostanzialmente integra.

Per avere una struttura libera da ostacoli che permettesse con facilità la manovra dei grossi veicoli, la ditta si rivolse a Morandi che aveva appena realizzato il ponte San Niccolò e che stava sperimentando e brevettando tecniche di precompressione o meglio di post-tensione che consentivano di ottenere grandi luci senza appoggi intermedi. 

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La mensa della caserma De Tommaso ha una spazialità identica a quella dell’autorimessa Lazzi e convinse i committenti a dare l’incarico a Morandi

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Un particolare del “portale Morandi”, l’elemento strutturale che consentiva di raggiungere, con strutture abbastanza esili, notevoli luci come i33 metri dell’autorimessa fiorentina.

Per tale l’incarico l’ingegnere romano vinse la forte concorrenza dei progettisti fiorentini (tra cui Gamberini che aveva redatto un progetto), anche perchè poteva dimostrare di saper costruire uno spazio di oltre 30 metri senza pilastri, realizzando nel 1951 la grande mensa della caserma De Tommaso a Roma. Tra il 1953 e il 1954 la grande struttura dell’autorimessa Lazzi fu rapidamente progettata e realizzata.
Per risolvere il problema dell’enorme spazio libero da sostegni, Morandi utilizzò per la copertura dieci portali in cemento armato, costituiti da un traverso di 33 metri di luce e da due ritti a sezione variabile vincolati a cerniera ai plinti di fondazione. La notevole luce era ottenuta annegando, sia nel traverso che nei ritti, guaine (tubi metallici) al cui interno, dopo l’indurimento del calcestruzzo, venivano  tesi gradualmente cavi di acciaio poi sigillati. Questa tipologia strutturale ebbe in quegli anni un rilievo non solo strutturale, ma anche stilistica, venendo chiamata “portale Morandi” e divenendo il tratto distintivo delle opere di quel periodo dell’ingegnere romano. Tale sistema brevettato ebbe nell’autorimessa Lazzi una delle sue prime realizzazioni su grande scala, dopo la mensa della caserma De Tommaso di due anni prima.
Con la stessa tecnica di prefabbricazione furono realizzati anche i trasversi dei telai, realizzando una copertura a shed che trova un paragone nelle costruzioni che Morandi realizzò dopo pochissimi anni al Mercato Ortofrutticolo di Novoli.
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L’autorimessa, posta all’interno dell’isolato, era completata dall’edificio per l’amministrazione, più convenzionale, che invece si affacciava su via Mercadante e via Vivaldi.
Nei seguenti decenni l’autorimessa, il cui ingresso si trovava all’angolo dell’isolato, servì ad alloggiare i tanti autobus della Lazzi, subì diverse modifiche e anche l’alluvione del 1966 e poi, con la crisi e la vendita dell’azienda a CAP Prato, venne abbandonata. Quando si è discusso del progetto di recupero e del riutilizzo come punto vendita della Metro (centro commerciale all’ingrosso poi realizzato) nessuno ha ricordato che si trattava di un’opera storica degli anni d’oro dell’ingegneria italiana, quando Morandi costruiva il ponte più lungo del mondo e Nervi, Zorzi, Musumeci e tanti altri progettavano opere opere la cui originalità e qualità sono state riconosciute ovunque ma le cui opere, superando ogni pregiudizio, devono spesso essere riscoperti all’interno dei territori in cui sono rimasti nascosti e dimenticati.

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