Una città irrilevante

“Non ho niente da dire di Prato, una piccola città dove ho dormito; una di quelle piccole città che si vedono solo perché bisogna passarci.” 

Così scrive, impietosamente, nel suo Viaggio in Italia il francese Gabriel-François Coyer. Nel 1763 visitò l’Italia, fino a Napoli, come precettore dei nipoti del duca di Turenne e pubblicò nel 1776 il suo diario di viaggio, pieno di osservazioni anche sulle condizioni economiche delle regioni attraversate.
Al completo disinteresse per Prato seguono invece, nel libro, descrizioni molto interessate per Pistoia, che il viaggiatore raggiunse l’indomani del suo passaggio per Prato, e per Lucca.
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Coyer era un prelato formato presso i gesuiti, vicino al pensiero illuminista e interessato ai temi del liberalismo economico, sui quali scrisse opere all’epoca molto conosciute. Il suo sprezzante giudizio su Prato non ci può lasciare indifferenti proprio perché costituisce la più chiara esemplificazione dello status irreversibile della città, dal Medioevo ad oggi.
Secoli passati a brigare per avere il titolo di “città” e non di “terra”, per avere la sede vescovile e, per ultimo, per avere la provincia. Tutto inutilmente: Prato sembra oggi irrilevante come sembrò all’abate illuminista del XVIII secolo.

Inutile il campanilismo, inutile rivendicare le glorie del passato industriale. Inutile dire che Prato è la terza città per grandezza dell’Italia centrale, perché non è vero: Prato è solo una parte importante di una metropoli di 1 milione di abitanti, una conurbazione caratterizzata dalla continuità urbana e dalla forte interazione sociale ed economica dei comuni della Piana, e solo in parte del capoluogo toscano. Una realtà che nessuno può negare anche in assenza di un Ente territoriale che la rappresenti.

Solo assumendo un ruolo centrale in tale area metropolitana, Prato troverà possibilità per il suo futuro. Non chiedendo riconoscimenti, ma facendo sentire la propria voce per tutte le questioni che riguardano il futuro della Piana, dalle infrastrutture mal progettate alle opere inutili e dannose, dalle mega-partecipate che sottraggono potere decisionale non solo ai comuni ma a tutti i cittadini, al mancato potenziamento dei trasporti pubblici.
Prato deve produrre idee e non recriminazioni, deve correre in avanti e non guardare al passato e sottrarsi così al complesso di inferiorità che porta all’irrilevanza e all’isolamento.

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