Passerella

Si legge su tutti media che il Comune ha ricevuto un cospicuo finanziamento di 6,5 milioni per interventi legati al Pums. Tra gli interventi la riqualificazione della passerella pedonale che collega l centro storico con i quartieri sulla sinistra del Bisenzio.In tutti i resoconti giornalistici della lieta notizia torna l’attribuzione del progetto della passerella all’ingegnere Pier Luigi Nervi, ormai consolidata nell’immaginario collettivo, nonostante non sia vera. Del resto la stessa nota, redatta per l’occasione dal competente assessorato, usa addirittura la denominazione di Passerella Nervi.

Non rimprovero tanto la superficialità culturale, confermata dall’affermazione che l’opera sia stata “realizzata negli anni ’20”, quando invece è datata 1935; lamento invece l’inarrestabile tendenza a ridurre e semplificare la complessità culturale ai soli grandi nomi: l’architettura contemporanea è fatta solo da archistar; la Storia dell’Arte salta da Giotto a Masaccio e da Raffaello a Caravaggio; si consulta Renzo Piano ad ogni scossa di terremoto e l’architettura italiana del XX secolo si riduce a Terragni, Michelucci e Nervi.

passerella

Invece il progettista fu l’ingegnere triestino Giulio Krall (1901-1971), personalità importante sia nel primo che nel secondo dopoguerra, grande matematico, insegnante universitario a Napoli e a Roma. A lui si devono  ricerche di meccanica analitica, stabilità elastica, aerodinamica con un lunghissimo elenco di scritti scientifici fra cui: Meccanica tecnica delle vibrazioni (2 voll., 1940).
krallQuesta sicura attribuzione a Giulio Krall (e non Claudio come si vede riportato in alcuni siti) è stata appurata ormai da tempo, eppure viene volutamente ignorata da giornalisti e da amministratori che vogliono ammantare la città del prestigio della grande firma.
Giulio Krall era un importante scienziato, ma alla ricerca associava un’intensa attività professionale: direttore tecnico della ditta Ferrobeton che realizzava grandi opere in tutta la penisola, calcolatore (assai spesso con metodi originali), progettista soprattutto di ponti, sia negli anni 30′ (a Roma e nel Lazio, in Etiopia ecc.) che nel periodo della ricostruzione (grandi viadotti autostradali).

Visto lo spessore culturale del personaggio, se il suo progetto vincitore nella gara di appalto indetta dal Comune di Prato presenta delle analogie con quello presentato da Nervi dipende evidentemente da un’analoga analisi delle tecnologie disponibili, del contesto e dei limiti di costo e non certo da una pedissequa imitazione. Non deve sorprendere neppure che la commissione giudicatrice abbia scelto il progetto di Krall, all’epoca più noto di Nervi e con alle spalle la Ferrobeton, la ditta che aveva costruito più ponti in cemento armato in Italia.
Si può supporre che Nervi abbia influito sulle linee guida del progetto preliminare messo dal Comune a base della gara d’appalto, ma questo sembra assai poco per attribuirgli un progetto che partiva da forti vincoli, che aveva una forma generale obbligata e che trovava i motivi d’interesse nelle specifiche modalità costruttive utilizzate per risolvere le difficoltà della realizzazione.

passerella-foto d'epoca

Il ponte appena realizzato (1935)

A riprova della piena paternità del progetto dell’ingegner Krall si può rilevare che egli ebbe la possibilità nel 1936 di presentare con orgoglio la passerella di Prato, appena realizzata, al secondo congresso IABSE (International Association for Bridge and Structural Engineering), fondato nel 1929 e ancora oggi esistente).
La passerella sul Bisenzio presentava dunque sufficienti motivi d’interesse da farne oggetto di una relazione in un congresso internazionale e lo scritto presentato da Kroll e pubblicato negli atti del Congresso in tre lingue, ci fa comprendere i problemi che il progettista aveva affrontato.

Krall pubblicò anche un articolo intitolato ” La nuova passerella sul Bisenzio a Prato: notevole esempio di telaio” sugli “Annali dei Lavori Pubblici” del 1935, ormai praticamente introvabile, in cui ampliava i ragionamenti della memoria al congresso IABSE esponendo le particolarità costruttive e i problemi incontrati nel progetto della passerella.

pianta e alzato

Pianta e alzato

Nella memoria il progettista descrive la passerella come una struttura ad arco a tre cerniere, determinata dalle indicazioni richieste dalla municipalità: un’unica luce di 60 metri con l’intradosso alla medesima quota del ponte ferroviario. Per poter utilizzare una forma ad arco era quindi necessario eliminare le spinte laterali che non era possibile far assorbire alle spalle del ponte, visto che il piano d’imposta era sopraelevato di 10 metri dal terreno di fondazione.

Non potendo ricorrere, anche per motivi estetici a dei tiranti, lo schema isostatica a tre cerniere consentiva di realizzare fondazioni di poco impegno, con un carico massimo di solo 1,5 kg/cm2.

sezioni trasversali

Sezione dell’arco cavo all’attacco e in chiave

Tale struttura è ben evidente dalla vista dell’armatura, in cui i ferri incurvati convergono all’interno della spalle del ponte a formare una cerniera puntiforme proprio sopra ai plinti di fondazione.
I due semiarchi che sorreggono l’impalcato (3 metri di larghezza) hanno una struttura a cassone a sezione variabile che parte da uno spessore di 80 cm in chiave per raggiungere i 5 metri all’attacco sulle pile sulle sponde, dando, secondo Krall, un aspetto molto soddisfacente. Da notare l’irrigidimento dato dalla prima sezione del parapetto, realizzata in cemento armato solidale con le membrature del ponte.

armatura

Armatura del ponte

Quando nel 1950 Krall si trovò a progettare la ricostruzione del ponte di Mezzo a Pisa si ricordò del ponte sul Bisenzio e nella relazione al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, necessaria ad avere il permesso di iniziare i lavori, fa riferimento ai tipi “già sperimentati in precedenza, come il ponte sul Bisenzio a Prato” e alla tecnica della cerniera in fondazione che permette di realizzare fondazioni di limitata larghezza “in modo da evitare perturbazioni nella vicinanza dei fabbricati, che sarebbero stati fortemente scossi dalla spinta di un vero arco”. Il ponte pisano presenta il medesimo schema strutturale a tre cerniere e il disegno generale delle armature fa comprendere la somiglianza del concetto costruttivo.

Tra le difficoltà affrontate durante la costruzione c’era anche la giacitura in obliquo della struttura rispetto agli appoggi sulle sponde che rendeva insufficiente un giunto con un solo grado di libertà (rotazioni intorno ad un asse perpendicolare al piano di forze). Un giunto complesso sarebbe stato difficile da realizzare con l’armatura e troppo costoso in acciaio e così il progettista utilizzò  dei martinetti idraulici, serrati a vite, che premevano reciprocamente le testate dei due semiarchi. Tale artificio era già stato utilizzato da Freyssinet e agevolava anche le operazioni di disarmo, impedendo alla struttura di appoggiarsi sulla centina, creando una leggera controfreccia.
Il giunto era completato anche da barre piatte di acciaio, messe di taglio, annegate nel getto in tre punti all’intradosso della superficie di collegamento in chiave.
Da notare che l’intero giunto, dopo il serraggio dei martinetti venne cementato riempiendo ogni intercapedine.

Krall nella memoria ci informa anche che la prova di carico del collaudo fu fatta con 650 kg/m2 di peso vivo,  che la freccia (abbassamento al centro dell’arco) con tale carico era stata di 6 mm e che il costo totale dell’opera fu di 200.000 lire, a suo giudizio piuttosto basso. Così conclude: “Le prove di carico di questo lavoro permettono di concludere concludere che il sistema scelto è perfettamente adatto al passaggio di grandi luci con forma elegante, le fondazioni di piccole dimensioni e il suo costo molto basso”.

In conclusione il ponte pedonale sul Bisenzio non ha bisogno di artifici storici per affermare il valore di realizzazione tecnica d’avanguardia e chiamarla”passerella Nervi”  è sicuro segno di un provincialismo facilone, inaccettabile da parte di un’amministrazione comunale, e di mancanza di rispetto verso una ditta che ha fatto la storia delle costruzioni di ponti in Italia e verso un bravo progettista che ha tenuto alta la tradizione italiana nello studio della Scienza delle costruzioni.

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