Vincoli anche per lo stadio di Firenze

Il nuovo stadio della Roma sembra aver incontrato un imprevisto e forse momentaneo ostacolo nella presenza di edifici degli anni ’60 che la Sovrintendenza intende tutelare. Avrebbe dovuto incontrare ostacoli ben più grandi e insormontabili nel rispetto del buon senso e delle norme urbanistiche, ma comunque vedremo.

Il nuovo stadio della Fiorentina si fa strada lentamente, ma con decisione, nel groviglio di interessi ormai intrecciati nell’area di Castello-Novoli, dove l’aeroporto, lo stadio, le lottizzazioni, il parco pubblico, si contendono lo spazio in un puzzle impossibile.
Il destino del Mercafir di Novoli sembra segnato a favore del nuovo Stadio: gli edifici del mercato ortofrutticolo, costruiti durante il mandato del sindaco La Pira, saranno demoliti e l’attività dovrà spostarsi nell’area di Castello, se Unipol avrà il giusto corrispettivo, o all’Osmannoro, comunque con costi rilevanti.

Forse però la Soprintendenza fiorentina (nonostante la lunga abitudine a non dare fastidio ai manovratori) potrebbe giocare un brutto scherzo al nuovo Stadio, come ha fatto quella romana, riconoscendo caratteristiche da tutelare nelle strutture anni ’50 del Mercafir, all’epoca chiamato Mercato ortofrutticolo, o Mercati generali o anche Centro Annonario.
In effetti non occorre essere degli storici dell’architettura per riconoscere come il complesso architettonico si distingua per la qualità progettuale e costruttiva.

Già nel corpo d’ingresso si riconoscono alcuni degli elementi distintivi dell’architettura toscana del secondo dopoguerra: l’accostamento di pietra forte e cemento, la caratterizzazione strutturale collaborante tra struttura muraria e sistema elastico, la predilezione per le ampie superfici murarie e i materiali naturali, la parsimonia nelle superfici finestrate, l’attenzione ai particolari costruttivi e alla funzionalità delle singole parti e dell’insieme.

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Inaugurazione nel 1960 alla presenza del Presidente del Consiglio

Il progetto fu presentato nel 1954 e approvato nel 1955; i lavori si svolsero a partire dal 1956, fu aperto nel 1959 anche se l’inaugurazione si svolse nel 1960 alla presenza del Presidente del Consiglio Fanfani. Vari ampliamenti furono costruiti a partire dal 1964 fino a quelli molto costosi di anni recenti.

Insieme alla Centrale del latte, alla rete delle farmacie comunali, alla ricostruzione dei ponti, alle “case minime”,  il Mercato ortofrutticolo di Novoli fu uno dei fulcri della politica del sindaco La Pira che vedeva l’intervento pubblico come motore dello sviluppo economico e sociale della città. Fu dunque uno degli episodi principali di un momento storico rimasto esemplare nella storia di Firenze e non solo.
Il progettista fu l’ingegnere Giulio Lensi Orlandini, tecnico comunale e futuro dirigente di tutto l’ufficio tecnico, voluto proprio da La Pira. Fu una personalità poliedrica e da riscoprire, che ha diretto importanti restauri, scritto libri sulle antichità fiorentine, partecipato all’elaborazione dei piani urbanistici comunali e intercomunali. Tuttavia i suoi altri lavori sembrano assai lontani dalla modernità e complessità di quest’opera.

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Gli edifici su via Guidoni e i padiglioni posteriori alla fine degli anni ’50

Si può presumere dunque la collaborazione di un altro progettista.
L’unica traccia disponibile è quella che porta all’ing. Riccardo Morandi che ha curato i calcoli delle strutture del Mercato Ortofrutticolo.
Morandi in quegli anni era presente a Firenze, sia perché insegnava alla facoltà di Architettura, sia perché impegnato, insieme a diversi architetti della Scuola Toscana, in concorsi, progetti e realizzazioni come il ponte san Niccolò e il ponte Amerigo Vespucci.

In che veste Morandi, progettista di fama mondiale, è intervenuto nel cantiere del complesso del Mercato ortofrutticolo progettato dall’ufficio tecnico comunale e costruito dall’impresa Pontello?
Quasi sicuramente come detentore dei brevetti utilizzati nelle costruzioni strutturalmente più impegnative del complesso.
Infatti i padiglioni e le pensiline del Mercato sono costruite utilizzando varie tecniche di precompressione, le uniche che in quel momento (a parte l’acciaio che in Italia aveva poca fortuna) assicuravano luci molto ampie. Morandi era detentore di diversi brevetti (a partire dal 1949) e il ricorso alla sua opera fu quindi quasi obbligato se nei padiglioni si voleva grandi superfici senza appoggi intermedi. Del resto negli stessi anni egli stava realizzando a Firenze l’autorimessa Lazzi, un’opera assai significativa anche se oggi completamente nascosta e sconosciuta alla città, con grandi luci libere ottenute mediante portali precompressi, come quelli che si ritrovano nel mercato ortofrutticolo. Quelle di Morandi sono le prime realizzazioni con la precompressione in Toscana e tra le prime in Italia nel campo delle architetture civili, escludendo i ponti.
Quindi a lui e ai suoi brevetti si rivolse presumibilmente la ditta appaltatrice per calcolare e realizzare le strutture del Mercato Ortofrutticolo; del resto era prassi in quegli anni che il progetto esecutivo fosse fornito dall’impresa costruttrice dell’opera.
Le immagini che seguono tratte dai numeri della rivista “L’architettura cronache e storia” del 1958 e 1959; ci mostrano le parti più interessanti e innovative del grande complesso commerciale.

Innanzi tutto il padiglione dei “produttori” destinato ai grossisti di prodotti ortofrutticoli. La struttura è  costituita da 24 telai in c.a. precompresso con 30 m di luce netta e due sbalzi laterali di 10m ciascuno e 8 metri di altezza. Le travate a sezione variabile, realizzate con elementi prefabbricati con appositi stampi a più d’opera, furono messe in opera grazie ad una tecnica innovativa di post-compressione, brevettata appunto da Morandi, che consisteva nel tendere dei cavi di acciaio in tubi metallici annegati nel calcestruzzo prima del disarmo degli elementi prefabbricati. I pilastri, inversamente rastremati, furono realizzati in cemento armato ordinario, innalzati prima dell’inizio della posa delle travate precompresse e provvisoriamente calzati con cunei per impedire ogni rotazione sulla cerniera che li collega ai plinti di fondazione.

Il padiglione dei “produttori” è il cuore del mercato e con la sua grande luce e le sue imponenti strutture è uno spazio ancora sorprendente e modernissimo. Da notare il complesso sistema di shed che caratterizza questo grande padiglione aperto e che doveva impedire al sole di battere sugli ortaggi.

Purtroppo sono state invece demolite le due straordinarie pensiline ondulate, anch’esse in cemento armato precompresso,  destinate al carico e scarico delle merci.
Ogni pensilina aveva una lunghezza di 60 m e uno sbalzo di 16 m con uno spessore che dall’incastro si assottigliava fino a 5 cm. La parte in aggetto era costituita da mensole contigue ognuna delle quali composta da 16 conci, prefabbricati a piè d’opera, tra i quali erano inserivi cavi in acciaio messi in tensione col sistema brevettato Morandi. Il risultato, come si vede dalle rarissime foto d’epoca, era di straordinaria espressività.

Ricordando che per Morandi non poteva esserci separazione tra forma e struttura e tra ingegneria e architettura e tenuto conto del grande impegno strutturale di alcuni degli edifici dei Mercati di Novoli, forse dunque si può dire che egli sia l’autore a pieno titolo di alcune delle costruzioni e quanto meno del padiglione dei “produttori”, mentre l’impianto planimetrico, la definizione infrastrutturale, l’impaginazione degli edifici di contorno sono dovuti senza dubbio all’ing. Lensi e all’ufficio tecnico comunale. Un’attenta ricerca d’archivio potrà appurare i confini di tali attribuzioni.

Rimane da considerare il corpo d’ingresso del mercato ortofrutticolo su viale Guidoni, ma qui Morandi ha messo la propria firma in bella evidenza: il telaio iperstatico in cemento armato con i piedritti sagomati e “incernierati” al suolo era un elemento ricorrente nelle sue opere di quel periodo, come abbiamo visto, e veniva definito sulle pubblicazioni tecniche come “portale Morandi”.

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Dunque ci sono gli elementi per riconoscere nei Mercati generali di Novoli sia la qualità architettonica che l’importanza storica:

  • la presenza degli elementi stilistici e costruttivi tipici dell’architettura toscana tra 1930 e 1970, a partire dalla stazione di Santa Maria Novella;

  • la qualità costruttiva di molte parti del complesso edilizio;

  • l’importanza storica di un opera pubblica voluta dall’amministrazione e da tutta la collettività in un momento di forte rinnovamento della città;

  • il nome di un grande progettista di fama mondiale;

  • l’applicazione pioneristica di tecniche costruttive innovative.

Interverrà la  sonnolenta Soprintendenza?
Intanto vediamo di informarla.

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fonti:

  • “L’architettura cronache e storia”, n.38, dicembre 1958, pp. 565-569
  • “L’architettura cronache e storia”, n.48, ottobre 1959, pp. 424-426.
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