Il normalizzatore alla toscana

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi si è candidato, piuttosto inosservato, alla segreteria del PD. Non sappiamo quale sarà il suo effettivo ruolo nella complessa lotta politica che si profila, ma dalla Toscana dovremmo cercare di informare la Nazione sulle effettive qualità del politico bientinese.
Per iniziare si può fare un bilancio non affrettato dell’ampia e efficace azione di normalizzazione che lo ha visto protagonista a un anno e mezzo dalle elezioni del suo secondo mandato. Il governo della Toscana è oggi affidato sempre al rieletto Enrico Rossi, ma con un Consiglio e una Giunta molto rinnovati e vale la pena rilevare vari punti di discontinuità.

  • Rossi evitando le primarie, con l’investitura di Renzi e con l’aiuto di norme interne poche democratiche, ha impedito alla sinistra del partito non tanto di vincere, quanto di rendere manifesta la sua eventuale forza politica.

  • Una nuova legge elettorale che ha anticipato l’Italicum,  ha tentato, con uno sbarramento, di evitare l’elezione nel Consiglio Regionale di esponenti della sinistra fuori dal PD, senza riuscirci per un soffio.

  • Tutti i consiglieri democratici che avevano votato in modo difforme alle indicazioni del partito, in particolare sulle questioni dell’aeroporto, non sono stati confermati; in particolare a Prato i recalcitranti Russo e Mattei sono stati sostituiti dagli accomodanti Ciolini e Bugetti. Nel collegio della piana Vanessa Boretti è stata sostituita da Monia Monni.
    Tutti i mal di pancia contro l’aeroporto sono spariti quando c’è stato da votare per l’aeroporto. In generale Rossi è riuscito a eliminare  ogni voce critica nella componente di maggioranza del Consiglio

  • L’assessore Marson che aveva speso il suo prestigio e la sua competenza, accettando compromessi e resistendo a pressioni di ogni tipo per far approvare il piano paesaggistico e una nuova legge urbanistica non è stata confermata. Subito dopo la nuova Giunta e il nuovo Consiglio stanno provvedendo a  neutralizzare le leggi sul governo del territorio.

In definitiva una normalizzazione delle istituzioni regionali portata avanti da Rossi ha eliminato ogni voce critica nel PD. Oggi la democrazia in Toscana è in peggiori condizioni rispetto a prima e tutto questo in perfetto accordo con Renzi e il suo Giglio magico a cui ora Rossi vorrebbe opporsi.
Infatti l’instaurarsi del nuovo ordine nelle istituzioni regionali ha avuto un parallelo e analogo processo  che ha investito gli enti locali e che si è esteso a tutte le sezioni di partito, senza che Rossi abbia profferito parola. Quasi la totalità dei comuni toscani a guida PD ha ora un sindaco renziano e la totalità dei circoli PD della regione ha ora un segretario renziano.

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Rossi nella gestione personalistica e clientelare della politica regionale, ha sempre messo gli interessi privati davanti a quelli pubblici e ha anche appoggiato, oltre ogni limite istituzionale, tutti i progetti che stanno a cuore al Giglio Magico e in particolare l’aeroporto e l’inceneritore di Firenze per il quale non ha lesinato intromissioni in questioni che devono essere lasciate agli organi competenti, indebite pressioni, violazione di procedure, sbriciolamento dei processi partecipativi, di cui tuttavia si fa bandiera. Anche sui temi nazionali Rossi ha appoggiato i renziani come sui referendum e jobs act.

Dunque, dopo aver fatto la sua parte nella normalizzazione renziana  della Toscana che non ha certamente ampliato la democrazia, il “Governatore” vuole incredibilmente presentarsi come il candidato della sinistra alla guida del partito nazionale, dopo aver pubblicato un libro dall’inverosimile titolo “Rivoluzione socialista”.

Qualunque sia la motivazione della sua candidatura, occorre avvertire gli italiani che non lo conoscono.

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