Archimostri a Prato (7)

Precedenti puntate:

n.1- l’archimostro delle mura

n.2- l’archimostro del mecenatismo

n.3- l’archimostro del recupero

n.4- l’archimostro del paesaggio

n.5- L’archimostro futuro

n.6- l’archimostro della corruzione

n.7- l’archimostro della povertà

estraforum

Il cosiddetto palazzetto dello sport di Prato è stato progettato nel 1989 come impianto polivalente, prevalentemente da utilizzare come pattinodromo, oltre ad essere sfruttato anche come edificio per concerti e manifestazioni. L’iter di realizzazione fu molto faticoso: si volle estendere l’uso fino a farlo diventare un palasport in cui dovevano disputarsi incontri di hockey, pallamano, basket, calcetto, pallacanestro, ginnastica e pallavolo; contemporaneamente si procedeva però a ridimensionamenti economici. Nel frattempo nuove normative si sovrapponevano al progetto e piovevano le polemiche. L’affidamento dei lavori fu fatto solo nel 1996, poche settimane prima di una nuova e più rigorosa normativa antisismica che quindi si scelse di non applicare nonostante il parere del Genio Civile. La costruzione si concluse solo nel 2000, ma già nel 2001 fu necessario stanziare 450 milioni di spesa per vari interventi di completamento.

L’impianto è costituito dal fabbricato principale, con campo di gioco e  tribune per il pubblico, e il blocco che ospita gli insufficienti spogliatoi e i locali per gli impianti.
Il progettista fu l’architetto piemontese Gino Zavanella e non sappiamo i criteri di scelta del tecnico che all’epoca era relativamente giovane e poco conosciuto
[1].
Dopo il progetto Zavanella non fu incaricato di dirigere la costruzione e lo svolgimento dell’incarico progettuale del nuovo palazzetto fu abbastanza burrascoso ed ebbe degli strascichi giudiziari a causa di una richiesta di parcella a saldo di 350 milioni  che il tribunale costrinse il Comune a pagare nel 1999. Oggi invece l’architetto è molto conosciuto essendo stato il progettista dell’ormai famosissimo Juventus Stadium. In effetti dopo il redditizio incarico pratese la sua carriera si è impennata nel campo degli impianti sportivi e oggi i suoi progetti spuntano come funghi, benché assai pochi risultino costruiti. In particolare, solo per rimanere nei dintorni (e non è uno scherzo), l’architetto è stato incaricato di redigere i progetti per i nuovi stadi di Empoli, Pisa, Lucca, Pistoia, Pontedera, Bologna[2]: forse anche a Prato avremo prima o poi un suo progetto?

La povertà è il carattere dominante dell’edificio.
Per prima cosa povertà dei materiali. Il rivestimento dell’edificio è affidato a tristi pannellature di lamiere verniciate in un improbabile colore celeste che richiama la consistenza della plastica. Il resto è caratterizzato da particolari costruttivi che potremmo eufemisticamente definire “brutalisti”; basti pensare ai due insufficienti pluviali posti in asse sulle due facciate oppure alla disposizione disordinata degli impianti. Tale carattere sembra sia dovuto, secondo alcune testimonianze, alle scarse risorse economiche che il Comune destinò alla costruzione che quindi sarebbe stata fatta in estrema economia
[3], anche se risultò una spesa di 6 miliardi delle vecchie lire. La costruzione fu anche oggetto di continui problemi con l’impresa esecutrice (Fubelli) che richiedeva sempre somme aggiuntive.
Secondo il mio parere la povertà è anche progettuale, viste anche le carenze normative che si sono manifestate relativamente a accessibilità, funzionalità dei servizi accessori, caratteristiche antincendio ecc. Tutto l’edificio dipende da un’unica idea  di progetto, relativa alla struttura portante fatta di pilastri in cemento inclinati a 54° e copertura concava a tensostruttura. Proprio tale copertura è stata causa di perplessità per la scarsa altezza interna del campo di gioco (non regolamentare o comunque non adatta per alcune discipline sportive)
[4] e per l’eventuale carico in caso di forte nevicata. [5]
La concavità della copertura e l’inclinazione dei pilasti sono poi confezionate in un involucro indifferenziato il cui volume vorrebbe rappresentare la leggibilità della struttura e che invece la nega, tanto che i i pilastri, i puntoni e i tiranti esterni sembrano incongruamente aggiunti a lato di un qualche capannone prefabbricato per spedizionieri dalla forma bizzarra. Anche l’arco d’ingresso sembra dettato solo dalla voglia di sottolineare la curva del coperchio.
All’interno l’incombente e panciuta copertura, anch’essa in lamiera, coesiste con una quasi totale assenza di luce naturale.

Dall’inaugurazione si sono manifestati problemi ricorrenti di completamento, d’agibilità[6], di capienza[7], di collaudo strutturale, di carenze antincendio e di manutenzione[8], che hanno reso necessarie continue spese per perizie e lavori[9].
Alla povertà della costruzione  si devono addebitare anche gli alti costi di gestione di tale impianto che hanno reso necessaria la sponsorizzazione da parte della regina delle municipalizzate: il Consiag al culmine del proprio estra-potere.
Da questa commistione derivano le varie denominazioni che ha assunto l’impianto sportivo negli anni: PalaPrato, PalaConsiag, Estraforum (Palaestra è sembrato troppo realistico).

image-2NOTE:

[1] Forse tale incarico dipese dalle idiosincrasie dell’allora Capo Ufficio per i concorsi di progettazione e per i progettisti locali.

[2] Zavanella, archistar degli impianti sportivi, ha progettato anche nuovi stadi (non realizzati) per Roma, Palermo, Napoli, Torino, Bergamo, Rijeka, Tunisi ecc. Ha costruito, oltre allo Juventus Stadium, gli stadi di Padova, Viareggio, Salò. Probabilmente, visto il successo, ha imparato dagli errori di Prato.

[3] Inizialmente erano previste solo 3 (tre) docce, con spogliatoi assolutamente insufficienti che è stato necessario ampliare in corso d’opera.

[4] L’impianto, a detta di molti, non può accogliere partite di pallavolo (quantomeno di alto livello).

[5] La similare copertura  in tensostruttura del palazzetto dello sport di Milano crollò sotto il peso della neve fradicia che si era accumulata proprio nella concavità centrale.Immagine

[6] Nel 2014 fu dichiarato inagibile, sembra per errore.

[7] Il PalaSport di Prato, dopo diversi interventi, ha oggi una buona capienza, di circa 2.000 posti a sedere per le manifestazioni sportive.

[8] Nel corso degli anni, l’impianto è stato oggetto di una serie di interventi sia di manutenzione straordinaria che di adeguamento alle vigenti normative.

[9] Per esempio: nel 2008 si è reso necessario un intervento di abbattimento barriere architettoniche e di realizzazione impianto di allarme antincendio; nel 2010 adeguamenti normativi vari per €230.000; nel 2013 adeguamenti antincendio; nel 2014 adeguamenti impianto elettrico e in particolare per carenze nell’impianto d’illuminazione delle luci d’emergenza; nel 2015 è stato necessario, dopo solo 15 anni, ripristinare l’impermeabilizzazioni dei manti di copertura per €168.000 di spesa.

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