Sinistra

scalfari

Nell’interessante dibattito tra Scalfari e Di Battista ospiti di Otto e Mezzo (La7) mi ha colpito una domanda dell’ex direttore de “La Repubblica” al deputato del M5S.
“Lei dice di essere vicino agli ultimi…perché non ha scelto la sinistra?”

Di Battista ha risposto senza molta convinzione: “Forse non sono più di sinistra proprio perché la sinistra ha smesso di occuparsi degli ultimi. Ero un elettore del Pd e poi mi sono sentito tradito come milioni di altri elettori”.
Soprattutto non ha infierito sui cali di lucidità dell’anziano interlocutore che ha mescolato Di Vittorio, Vendola, Civati e Berlinguer.

I riflessi dialettici di Scalfari non sono più quelli di una volta e la domanda ha messo impietosamente a nudo la natura di gran trombone che da quarant’anni, senza risultati, cerca di dirigere dall’esterno la politica italiana, pretendendo di dire a tutti come votare e alle forze politiche come organizzarsi.
Tuttavia la domanda del grande alchimista fallito mi ha colpito personalmente, e a maggior ragione perché ho votato da giovane per il PCI, mentre oggi non voto il PD dal 2008. Oltre a non votare per il cosiddetto “centro-sinistra” del Partito Democratico (e questo non occorre spiegarlo), non voto per la cosiddetta “sinistra” (Rifondazione Comunista, Sinistra Arcobaleno, SEL, Rivoluzione Civile, SI ecc.)  e dunque  faccio mia la severa domanda del pontefice Scalfari: “Perché non ha scelto la sinistra?”.
Come faceva l’illustre direttore nei suoi “edittoriali”, anch’io argomenterò in tre punti:

  1. Non ho votato e non voto per le varie e variopinte aggregazioni di sinistra  perché politicamente sono irrilevanti, non semplicemente minoritarie ma assolutamente marginali e ininfluenti; sia a livello nazionale, sia a livello locale; sia a causa della propria incapacità a interpretare efficacemente il ruolo dell’opposizione, sia a causa di leggi elettorali che, per esempio, hanno permesso solo occasionalmente l’elezione di un rappresentante nel Consiglio Regionale Toscano (peraltro l’ottimo Tommaso Fattori).
    Nel pensiero scalfariano (lasciato in eredità al suo quotidiano), il voto a sinistra (e non al M5S) è un voto a favore della stabilità del sistema, proprio a causa di tale irrilevanza.

  2. Non ho votato e non voto per forze politiche capitanate da personaggi improbabili che alla distanza, infatti, si sono rivelati non solo inconsistenti politicamente, ma anche falsi, privi d’identità e di valori come Bertinotti approdato agli ideali di Comunione e Liberazione o come Vendola giunto a comprarsi un figlio, violando i diritti individuali di due esseri umani, riducendo l’uomo a merce e portando nel fango ogni ideale etico di cui si faceva portabandiera.

  3. Non voto per partiti politici che, a parte qualche rara eccezione come il sindaco Falchi a Sesto, riducono il dibattito, l’azione politica e i programmi a solo due punti essenziali: l’accoglienza dell’immigrazione e i diritti civili degli omosessuali. Ho rispetto per i profughi e per gli stranieri che cercano un futuro in Italia; ho rispetto per le rivendicazioni ragionevoli degli omosessuali e le appoggio. Tuttavia credo la complessità sociale e la complessità dei problemi economici e ambientali a cui ci troviamo di fronte abbiano bisogno di una visione più ampia che la sinistra autoreferenziale e miope di oggi non ha.

Annunci