Democrazia provinciale

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La Provincia sembra sparita dal panorama politico e amministrativo della città e tuttavia esiste ancora.

Il nuovo Consiglio provinciale è stato eletto nell’ottobre 2014 e in due anni la sua attività non ha attirato mai l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica e tuttavia esso delibera, così come la Giunta e il Presidente, su tutti gli argomenti di competenza, che sono ancora tanti. Per esempio la Provincia di Prato ha programmato lavori pubblici per oltre 30 milioni di euro in un triennio.

Tuttavia le vicende della Provincia di Prato ci invitano a riflessioni a più ampio raggio.

  • Un aspetto di questa nuova democrazia provinciale è costituito dalle ampliate competenze del Presidente della Provincia a cui sono demandati molti atti prima collegiali: gli Atti del Presidente sono stati già 84 solo nella prima metà del 2016 e sicuramente Biffoni se vuole capire cosa firma vi deve dedicare molto tempo, sottratto al suo impegno di Sindaco. Lo stesso Biffoni, rappresentante di due diversi enti, si trova in un grave caso di conflitto d’interesse relativo ad un ricorso della Provincia al Tar contro il Piano Strutturale comunale. 

  • Come sappiamo la Provincia è diventata un ente di  secondo livello e i consiglieri provinciali svolgono la loro attività in via subordinata rispetto al loro incarico primario di consigliere comunale e senza alcun compenso aggiuntivo. Questo agevola un diffuso assenteismo. Per  esempio l’ex sindaco Cenni, non vota una delibera dal 1/12/2015. Ma dopotutto la Provincia ormai non conta nulla e comunque non ci sono gettoni di presenza e non andare alle sedute del Consiglio provinciale non sembra dunque una colpa; è diventato del tutto facoltativo, soprattutto se si hanno altre incombenze e altri pensieri.

  • La rappresentatività del Consiglio provinciale è problematica: tra i pochi consiglieri  che lo compongono  solo due sono dell’opposizione: basta una banale epidemia d’influenza per trasformare un organo elettivo nella succursale delle segreteria del PD. Ma come abbiamo visto uno dei due consiglieri d’opposizione è comunque spesso assente e l’altro solo di rado ha votato in modo difforme dalla maggioranza. In tal modo su 92 delibere solo 5 hanno avuto almeno un voto contrario; le altre tutte all’unanimità. Più che democrazia rappresentativa sembra democrazia recitativa.

Notato per inciso che le vicende della Provincia di Prato confermano l’assenza di una vera opposizione politica a Prato, vorrei confessare che naturalmente in realtà anch’io penso che la Provincia non conti più niente e infatti non ho inteso parlare del Consiglio provinciale. Penso infatti che le stesse considerazioni si possano fare per un’altro e cioè l’eventuale futuro Senato della riforma costituzionale:

  • i consiglieri regionali e soprattutto i sindaci non riusciranno a conciliare il tempo per fare i senatori con le loro incombenze principali;

  • ci sarà confusione di ruoli in conflitto tra di loro;

  • ci sarà un inevitabile assenteismo;

  • il Senato avrà dunque una scarsa rappresentatività.

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