La scuola più bella di Prato

Scuola Media di via S. Silvestro a Prato (1964-1965)

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Non è una scuola nuovissima, anzi è stata costruita  già da mezzo secolo, eppure appare ancora moderna  e significativa.
Non è stata costruita in una situazione ambientale facile, eppure ancora assolve la sua insostituibile funzione.
Il nome del suo progettista forse non dirà niente agli architetti più giovani, eppure fu uno dei più importanti progettisti toscani prima e dopo la guerra.
Si tratta dell’architetto Aurelio Cetica (Marciano della Chiana, 1903–1984), attivo durante il ventennio ma anche negli anni della ricostruzione.

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La sua opera anteguerra più nota è la casa della Gioventù Italiana del Littorio costruita nel 1938 in piazza Beccaria a Firenze. La sua demolizione nel 1977, per costruire l’insulso Archivio di Stato di Italo Gamberini,  fu deprecata da vari storici e intellettuali.
Degli stessi anni lo stadio di Livorno, la sede della Questura di Firenze, la ristrutturazione del Teatro comunale e la scuola Marescialli in piazza Stazione. Nel dopoguerra, oltre  a insegnare alla Facoltà e a progettare i piani urbanistici di ricostruzione di Arezzo, Marradi e altri centri abitati, continuò a progettare, abbandonando lentamente  lo stile “novecento” degli anni ’30 e maturando un linguaggio autenticamente moderno, in linea con l’architettura toscana del dopoguerra.
La scuola pratese è probabilmente la sua opera migliore degli anni ’60, periodo in cui cominciò a collaborare con il figlio, anch’esso valente progettista.
Dunque perché la scuola “Mazzoni” di via San Silvestro è la migliore di Prato?

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Si può iniziare banalmente dalla qualità dei materiali e delle soluzioni utilizzate. Gli elementi costruttivi, strutturali e di finitura, sono in perfetto ordine: sarà merito della manutenzione, ma non si può non fare un confronto con  scuole ben più recenti che dopo pochi anni manifestano spesso seri problemi.

Poi bisogna riconoscere la grande abilità ad utilizzare un lotto limitato e difficile, inserito in un isolato urbano chiuso e di forma irregolare e peraltro affacciato su una strada antica e stretta. Nonostante questi limiti la scuola comprende molte aule oltre a spazi comuni come l’aula magna, la palestra, e perfino un cortile esterno. Particolare attenzione è stata data nella progettazione degli spazi distributivi e dell’atrio a doppio volume, molto luminosi.  Tali spazi presentano una conformazione razionalista, un’articolazione  efficace e una qualità che possono fare invidia a molte realizzazioni più recenti. Il vero limite funzionale per la scuola è l’adiacenza con una strada interessata da un traffico insostenibile causato dall’uso irragionevole di piazza Mercatale come parcheggio.

L’articolazione dei volumi, seppur stretta tra tanti vincoli, consente una chiara leggibilità delle funzioni e offre al prospetto su strada la possibilità di confrontarsi con il tessuto di una strada che comunque appartiene al centro storico della città. In particolare il muro di recinzione diventa  un elemento architettonico capace di farsi prospetto urbano.

Infine si può considerare  l’uso del cemento armato, che sembra conciliare nella stessa opera il modello ligneo e quello lapideo, cioè entrambe le analogie linguistiche che la storia dell’architettura moderna, e in particolare quella italiana, ci propone. Le strutture di cemento armato devono essere considerate eredi della tradizione della lavorazione della pietra  o di quella del legno?
Nella scuola di Via San Silvestro la pietra sedimentaria, nel basamento e nella recinzione, si accosta e quasi si confonde con le superfici in cemento quasi fossero partecipi della stessa natura, come in realtà sono.
Alle superfici murarie però, nel corpo delle aule si sovrappongono gli esili elementi brise soleil in cui il cemento armato prende spessori minimi e aggettanti e sembra configurarsi come una transenna di assi di legno che le venature impresse dalle casseformi sembrano confermare.

Dunque un’architettura scolastica complessa e attentamente progettata come poche altre a Prato.

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