Il campanilismo architettonico

A Prato importanti edifici e strutture architettoniche del XX secolo non hanno autori noti.
Lo stadio di via Firenze non si sa chi lo abbia progettato. L’ormai ex-ospedale è stato definito di “autore ignoto”. Il ponte XX Settembre è apparentemente anonimo e così via.
In realtà ognuna di queste e altre architetture ha un progettista conosciuto e importante, quasi sempre fiorentino e forse per questo subito dimenticato, visto l’invincibile provincialismo pratese.
Nelle altre città non è così: Pistoia valorizza il proprio patrimonio architettonico moderno e così Pescia, Firenze, Livorno. Opere dello stesso autore se costruite nelle altre città toscane finiscono in pubblicazioni e in elenchi di edifici di valore, venendo tutelate; se costruiti a Prato questo accade molto di rado e comunque spesso restano anonime e senza alcun vincolo.
Sono state pubblicate guide all’architettura moderna a Firenze, a Pistoia, ma non a Prato. Quando si decide la demolizione o la trasformazione di un edificio degli anni ’60 di autore noto, a Firenze si apre un dibattito, a Prato no.
Si tratta di campanilismo o di disinteresse per l’architettura dello scorso secolo? Forse di entrambi. Sta di fatto che a sollevare la questione qualche mese fa, è stato un assessore all’Urbanistica non pratese.

Tuttavia la questione rimane aperta e prossimamente cercherò di esporre qualche caso meno conosciuti, meritevoli di tutela a salvaguardia della qualità e della “biodiversità urbana”.
Vedremo così che Nello Baroni a Prato non ha fatto solo un piano urbanistico sfortunato, ma anche significativi edifici e che Italo Gamberini ha progettato molto in città (non sempre con mano felice) oltre al Museo di arte contemporanea. Giuseppe Gori, oltre all’ospedale ormai negletto, ha realizzato opere significative e così tanti altri architetti fiorentini che hanno fatto parte della scuola toscana che tanto ha dato all’architettura italiana negli anni ’50 e ’60.

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