Un ponte autenticamente moderno

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Rispetto al più famoso ponte al Mercatale con il suo aspetto medievaleggiante, il ponte XX Settembre realizzato in seguito a un concorso di progettazione del 1963, passa inosservato.
Anche la passerella pedonale di Sant’Antonino ha un maggior rilievo, forse per l’infondata attribuzione a Nervi.
Invece quello che unisce via Arcivescovo Martini con via Machiavelli  si può considerare, tra i ponti moderni del territorio pratese, l’unico con una qualità architettonica evidente anche per la raffinatezza dei dettagli costruttivi che a distanza di molti anni ancora colpisce.
Pur in scala minore, il ponte XX Settembre è un valido contemporaneo di più famosi ponti fiorentini (ed in particolare del ponte Vespucci) che documentano un’epoca precedente alla prefabbricazione e hanno un qualche rilievo nella storia dell’architettura toscana, in un periodo in cui il più importante progettista di grandi strutture, Riccardo Morandi, teneva un corso alla facoltà di architettura di Firenze chiamato Forme e strutture dei Ponti.

Il ponte fu realizzato su disegni di Giuseppe Gori e Sergio Egoroff, due progettisti con una vasta esperienza nella progettazione dei ponti. Gori aveva progettato il ponte Vespucci con Riccardo Morandi e aveva partecipato ai concorsi di progettazione anche per altri ponti fiorentini. Insieme avevano realizzato il cavalcavia dell’Affrico.
I disegni di progetto, qui pubblicati, perfettamente aderenti  a quanto realizzato, mostrano una ricerca di estrema semplificazione e di onestà costruttiva.
Il ponte è costituito da travi appoggiante in cemento a sezione variabile. La forma generale dell’impalcato presenta una leggera curva catenaria che evidenzia e rende leggibile lo schema strutturale delle travi parallele.

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Il ponte visto da monte in un disegno di progetto

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Il ponte visto da valle dalla ciclabile

Visto dal basso l’impalcato mostra le travate in buon cemento armato, collegate da arcarecci, anch’essi in cemento.
Gli appoggi delle travate sono appena sottolineati da mensole poco sporgenti dai muri a scarpa delle sponde, per non ridurre la luce libera.

I progettisti riutilizzarono nel ponte pratese soluzioni già sperimentate in altri ponti finalizzate a non disturbare le linee strutturali, evitando in ogni modo di appesantire visivamente le travi; per esempio aggettando i marciapiedi e usando ringhiere metalliche con esili montanti che spariscono visivamente e con uno spesso corrimano che invece sottolinea la linea d’estradosso dell’impalcato.
Interessante anche la suddivisione del ponte in due corsie stradali con spartitraffico fiorito, destinato ad accogliere i pali dell’illuminazione liberando così i marciapiedi sul perimetro.
A tal proposito i progettisti avevano presentato una variante più costosa (non accolta dall’amministrazione) con illuminazione bassa senza pali, posta nello spartitraffico, e con piazzole a sbalzo sulle testate del ponte, come si può vedere dai disegni.

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