Gli olmi

tobbiana

Il grande olmo di Tobbiana, nei pressi della chiesa, all’incrocio tra la strada per Casale e quelle per Vergaio e Iolo. Il Nord è verso destra

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L’olmo a San Giorgio, nella piazzetta vicino alla chiesa (oggi “piazza san Giorgio”)

casale

L’olmo di Casale, di fronte alla chiesa

carmignano

Due grandi olmi nella piazza di Carmignano insieme a una fonte e un muretto su cui sedersi

bacchereto

Due olmi nella piazzetta di Bacchereto

Le Piante dei Capitani di Parte Guelfa sono una raccolta del XVI secolo delle prime mappe del territorio toscano in cui sono rappresentati i più antichi centri abitati.
Lo scopo principale di tali piante era di rappresentare la rete stradale con le dimensioni delle vie (larghezza e lunghezza in braccia fiorentine) e i nomi dei proprietari frontisti che dovevano contribuire economicamente alla manutenzione delle strade stesse. Tuttavia sono presenti tante altre informazioni, utilissime per la storia del territorio.

Nella rappresentazione di numerose comunità, soprattutto rurali, compaiono dei grandi alberi in punti particolari o corrispondenza delle piazzette che costituivano il centro dell’abitato. Di queste piante la specie che viene indicata in un gran numero casi è l’olmo.
Vediamo, limitandosi all’area intorno a Prato, che dei grandi olmi erano presenti a Casale, Tobbiana, Carmignano, Bacchereto, San Giorgio.
Un olmo era presente anche di fronte alla chiesa di San Lorenzo a Signa, un altro località la Villa a Campi Bisenzio e in numerose altre località.
Del resto anche a Firenze, in piazza San Giovanni, davanti al Battistero c’era un olmo.
Non è semplice capire il motivo della ricorrenza della presenza degli olmi proprio nel centro dell’abitato storico, quasi sempre in relazione alla chiesa.
Come specie arborea è stata sempre molto diffusa in Toscana, anche a causa del particolare utilizzo in agricoltura come foraggio e sostegno vivo nelle vigne: la vite “maritata” all’olmo in filari era una costante del paesaggio agricolo, soprattutto della piana.
La sua presenza diffusa è documentata dai numerosissimi toponimi che lo riguardano: sono tanti i luoghi  chiamati “L’Olmo” o  gli “Olmi”, in Toscana e non solo, ma la  chiara individualità e specificità della sua presenza sulle Piante dei Capitani di Parte sembra attingere a una simbologia ormai perduta e per noi difficile da comprendere.
A chiarire in parte l’interrogativo, occorre dire che in diverse località italiane è documentato che i notai spesso svolgevano la loro attività all’ombra di tali alberi posti al centro degli insediamenti. Pertanto in vari atti notarili si legge, per esempio, che sono stati rogati in strata publica apud Ulmum iuxta ecclesiam. Tale uso è documentato da Bergamo fino al Molise. Similmente in Francia, ma anche nel Nord Italia, i giudici si sedevano sotto ad un olmo per emettere le loro sentenze, in assenza di un tribunale vero e proprio.

L’olmo, con la sua chioma, costituiva dunque un luogo che rappresentava il centro non solo fisico del villaggio; la sua presenza concretizzava il luogo pubblico per eccellenza di tutta la comunità.
Risulta dunque chiaro che l’olmo avesse una grande importanza simbolica, per i nostri antenati dal medioevo fin alle soglie della storia contemporanea, visto che anche gli “alberi della libertà” piantati a seguito dell’arrivo in Italia delle truppe rivoluzionarie francesi, erano quasi sempre olmi.

Ora rimane  da affrontare l’ultima questione: che fine hanno fatto gli olmi. Non tanto quelli presenti alla fine del Cinquecento nelle piazzette di Bacchereto o Carmignano che non sarebbero probabilmente potuti sopravvivere così a lungo, ma gli olmi in generale. Ci sono in giro piazzette o viali con olmi, oppure qualche grande esemplare nelle campagne intorno alle nostre città?
Nessuna traccia di olmi: una inesorabile malattia, la grafiosi, ha sterminato quasi tutte le grandi piante in Italia e in Europa, attaccando l’albero adulto e impedendo ai polloni di superare la dimensione di un arbusto.
L’olmo dunque non è più l’albero all’ombra della cui chioma si discutevano le questioni della comunità e si stipulavano patti e contratti. Ora è solo un cespuglio, come del resto il nostro senso civico.

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