Scuola Marescialli

Un ritratto fiorentino

Sabato 24 settembre ci sarà l’inaugurazione della nuova “Scuola Marescialli” a Firenze. Interverranno Mattarella, Renzi e chissà quante altre autorità dello Stato.

Si tratta in effetti  dell’inaugurazione di un’opera  storica e paradigmatica non solo per l’architettura, per l’amministrazione  della città di Firenze e per il prestigio del Ministero della Difesa. Si tratta in effetti del ritratto dello stato di un’intera Nazione, del suo popolo e delle istituzioni democratiche; del riassunto di 20 anni di storia italiana; della metafora di una società in marcia verso il disastro. Dunque è giusto che all’inaugurazione siano presenti le massime cariche istituzioni di questo sistema.

  • Superficialità nel governo della città

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Intorno al 1998 fu deciso di allontanare, dopo quasi cento anni, la Scuola sottufficiali dei carabinieri dalla sua sede in un complesso che include alcune parti dell’ex convento di Santa Maria Novella.
La posizione della scuola all’interno del centro storico, in un punto nodale della città come la piazza Stazione, ha dato a migliaia di ragazzi italiani, futuri sottufficiali delle forze dell’ordine, la possibilità di conoscere la città e di essere una presenza  positiva in un centro storico che dopo il tramonto appare sempre di più in preda di  presenze inquietanti.
Nessuno dell’amministrazione cittadina ha fatto un qualche tentativo per impedire l’allontanamento della scuola:  il centro storico deve essere liberato da tutto ciò che non sia strettamente legato al core business della città: il turismo di massa.
Fuori i residenti; fuori anche gli allievi carabinieri e se possibile fuori anche gli studenti: che vadano in periferia.
Rimane ora il problema di cosa farne di 17.000 mq nel cuore della città. Resterà a lungo nell’abbandono e nel degrado, come altri contenitori storici:  il convento di Sant’Orsola, il complesso di San Salvi,  l’ex Tribunale di piazza San Firenze ecc.

  • Lobbies e varianti urbanistiche

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Presa la decisione politica, la classe dirigente cittadina e nazionale scelse il posto dove costruire la nuova sede.
L’attenzione si appuntò sull’unica zona rimasta inedificata della piana fiorentina, 168 ettari alla periferia nord di Firenze, di proprietà di Fondiaria Sai, in zona Castello. Su quest’area si accentravano però da tempo gli interessi di molti altri: Ligresti che voleva costruirvi una valanga di case, la Provincia che ci vedeva bene la nuova sede, la Fiorentina che aspira da anni al nuovo stadio. La vicenda andò avanti in un turbine di proposte e voltafaccia difficile da ricostruire. La Scuola dei marescialli diventò, insieme alla fantomatica realizzazione di un parco pubblico, una pedina in un gioco più grande. Venne così approvato il  P.U.E. “Piana di Castello”, un milione e mezzo di metri cubi in variante al P.R.G. di Firenze, che consentì di trovare “gratis” l’area per la nuova scuola, in cambio delle licenze edilizie. Una vicenda convulsa che ha visto condanne di corruzione fino al secondo grado, annullate in cassazione, senza però cancellare la pesante impressione di opacità e di condizionamenti su tutta la politica fiorentina.

  • Cricche e corruzione negli appalti

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La costruzione della scuola ha visto in azione una “cricca” che, in una vicenda complicata e contorta ha cercato di condizionare l’appalto verso gli interessi della discussa ditta edile Baldassini-Tognozzi-Pontello, una grande realtà produttiva portata verso il fallimento. Confermate in secondo grado le quattro condanne per corruzione inflitte a Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici,  Fabio De Santis, ex provveditore delle opere pubbliche della Toscana, Francesco De Vito Pisciscelli, ormai famoso faccendiere e Riccardo Fusi, imprenditore che voleva spremere dal cantiere della Scuola quanto necessario a salvare un’azienda portata invece alla disintegrazione. Un’inchiesta che nel 2010 si estese poi a tutta Italia, fino al G8 alla Maddalena.
Inutile dire come tutta la vicenda e un cantiere durato 13 anni abbia fatto gonfiare i costi in modo inverosimile, fino a 450 milioni, per quanto è dato sapere.
Una storia italiana di denaro, amicizie, consorterie in cui è rimasto coinvolto anche Verdini, condannato a due anni; ma non importa, tanto c’è la prescrizione.

  • Costi occulti

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Unipol, subentrata a Ligresti dopo il sequestro delle aree di Castello, vuole far fruttare il proprio investimento. Nell’impossibilità di costruire a così poca distanza dal nuovo aeroporto si rende necessaria una congrua compensazione e nel dubbio la proprietà ha fatto ricorso al Tar contro il PIT regionale.
Rimane inoltre ancora in sospeso la questione del valore dell’area ceduta per la realizzazione della Scuola e la cui gratuità era ovviamente subordinata alle licenze di costruzione, mediante una convenzione ancora valida. Ora, visto che Unipol non potrà costruire (lo dice anche il “governatore” Rossi), occorrerà anche pagargli l’area su cui è costruita la Scuola e probabilmente tocca a Nardella. Sui media si parla di 100 milioni!

  • Mancanza di qualità, bruttezza e antisismicità

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Un progetto assai approssimativo e di “dubbia esecutività” e le difficili circostanze della pianificazione e dell’appalto potevano portare a un edificio anonimo, dalle finiture povere e dal contesto ambientale triste. Purtroppo non è andata così bene e ci troviamo invece davanti a un complesso che riassume tutto quanto c’è di deteriore nella “cultura” architettonica italiana. La scuola è inguardabile, priva di qualsiasi identità e senza riferimenti di qualsiasi genere; e non voglio argomentare oltre, tale è l’evidenza.
«Sì, lo so, è brutta ma non è colpa nostra. Né mia, né di Nardella», ha detto Renzi, che avrebbe voluto «demolirla con le ruspe», anche se adesso toccherà  a lui inaugurarla.
Per valutare la qualità del progetto occorre anche dire che per errore o per risparmiare il ministero della Difesa ha predisposto un progetto con coefficiente di protezione sismica 1 invece di 1,4 come previsto dalle norme per gli edifici di primaria importanza ai fini della protezione civile, ivi comprese le caserme delle Forze Armate. La Cassazione ha rilevato tale importante carenza, ma il ministero della Difesa ha voluto giungere lo stesso al collaudo, nonostante gli inevitabili dubbi.
Inutile dire che cominciano a circolare anche notizie sui vari difetti di costruzione.

  • Menefreghismo e sicurezza

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La scuola si trova esattamente di fronte alla pista sulla direttrice di atterraggio previsto dalla direzione Prato, a circa 800 metri dal fine pista. Il piano di rischio previsto dalle norme include la struttura in zona b dove non si potrebbe costruire proprio niente, figurarsi una scuola o una caserma.
Per non parlare degli atterraggi d’emergenza che saranno fatti dalla direzione Firenze: gli aerei passeranno a pochi metri dai tetti della scuola.
Ma questo non sembra interessare nessuno: i promotori dell’aeroporto se ne fregano; l’Enac rifiuta di affrontare l’argomento; il Ministero della Difesa e il comando dei Carabinieri tacciono, la stampa non approfondisce. Eppure il rischio è concreto e le normative esistono, ma i nostri politici sono in grado di passare oltre in nome di interessi superiori o inferiori.
In questo ritratto di Firenze in forma di archimostro, ci sono tutti gli elementi della Storia dell’Italia contemporanea.
Buona inaugurazione.

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