Cosa non va nel recupero del Fabbricone?

fabbricone 2

Il piano di recupero dell’area ex Fabbricone, consentirà di recuperare una delle più ampie aree industriali della città, sottraendola ad un possibile degrado. Inoltre il polo teatrale (Fabbricone e Fabbrichino) diventerà di proprietà pubblica Sembra tutto molto vantaggioso ma comunque qualche riflessione è necessaria:

  • Il piano di recupero si attuerà attraverso un’ennesima variante agli strumenti urbanistici. In questo caso le modifiche sono molto rilevanti, sovvertendo quanto già pianificato.

  • Senza la variante e senza la previsione di una nuova grande superficie di vendita il piano di recupero sarebbe stato possibile? Probabilmente no: in questo momento solo la grande distribuzione sembra in grado di attivare i rapporti economici necessari per grandi trasformazioni urbane.

  • Il piano del Fabbricone sembra dunque suggerire che solo attraverso la grande distribuzione sarà possibile intervenire su alcuni dei grandi contenitori industriali della città come quelli del Macrolotto Zero o lungo la declassata. I complessi industriali che non potranno usufruire di tale opportunità languiranno nel degrado assai a lungo.

  • I centri commerciali presenti e futuri, attrattori di ogni possibilità di investimento e di recupero e di ogni tipo di risorsa, accentrano non solo le attività commerciali ma anche diverse attività di servizio e costringono ampie aree urbane a ristrutturarsi economicamente perdendo comunque la compresenza di funzioni e la complessità di rapporti che caratterizza il tessuto urbano dei quartieri e delle frazioni.

  • Gli effetti positivi del recupero del Fabbricone avranno dunque anche un ritorno negativo nelle trasformazioni che subirà via Bologna, colpita dal drenaggio di risorse attuato dal nuovo supermercato. Ogni grande superficie di vendita estende i suoi effetti positivi ma anche negativi, sulla piccola economia di quartiere e poi tutta la città, a seconda della sua scala di grandezza.

  • In particolare nel centro storico chiudono i negozi, aprono pubblici esercizi con apertura serale o notturna (in difficile convivenza con la residenza) oppure negozi etnici piuttosto equivoci, si deprezzano gli immobili, si realizzano improbabili alloggi nei piani terra. Tutto questo con effetti, non solo economici, che coinvolgono aspetti relativi alla convivenza civile, al degrado e alla sicurezza.

  • I centri commerciali sono anche attrattori di traffico e la loro localizzazione nel tessuto urbano esistente, mediante un piano di recupero, è piuttosto problematica e nel caso in questione abbastanza sottovalutata, vista la posizione dell’area: ponte Datini, la rotonda su Viale Galilei, via e l’incrocio con via Bologna e via Mozza sul Gorone sono già ora alcuni dei punti più difficili nel traffico cittadino: dopo il recupero senza dubbio la situazione non sarà migliore.

Concludendo è meglio non approvare il piano di recupero dell’ex Fabbricone? Questo è difficile dirlo. Nell’esame di simili piani sembra però evidente la difficoltà di staccarsi dagli effetti a corto raggio sulle aree oggetto d’intervento, sicuramente positivi, e di esaminare con la dovuta consapevolezza quelli negativi sull’immediato intorno e quelli di lungo periodo sulla scala urbana.

Annunci