L’urbanistica delle varianti

Fabbricone

Area del Fabbricone sul Regolamento Urbanistico

Come tutti sanno l’urbanistica ha bisogno di regole, non di eccezioni.
Le regole assicurano che le condizioni stabilite al momento di formazione del piano valgono per tutti. Le eccezioni fanno pensare a una discrezionalità pericolosa, quando si parla di interessi economici importanti.

Ora è normale che durante la vita di un piano urbanistico vi siano diverse varianti, soprattutto per sopraggiunti interessi pubblici o per rimediare a errori di pianificazione.

Però a Prato nel luglio 2016 è stata approvata la variante n.270  al Regolamento Urbanistico e 270  varianti sono effettivamente troppe: in pratica qualsiasi piano attuativo o di recupero ha portato con sé una variante e questo fenomeno è continuato e continua con qualsiasi amministrazione.
Non metto in dubbio che per ognuna di esse ci siano o ci siano state valide motivazioni e che alcune trasformazioni urbanistiche siano possibili solo così, ma l’utilizzo generalizzato delle varianti come strumento urbanistico, a Prato come altrove, comporta comunque delle conseguenze:

  • Si delegittima l’attività di pianificazione generale a favore di una pianificazione estemporanea e contrattabile. Cosa vale un piano urbanistico che durante la sua vigenza deve subire 270 varianti finora (alcune piccole, alcune utili, alcune indispensabili, alcune migliorative, ma pur sempre 270)? Gli operatori economici si abituano a considerare scontato variare le norme.

  • Si crea un doppio canale tra interventi diretti  di piccola scala e piani attuativi di scala maggiore. Per i primi non è prevista giustamente alcuna deroga o variazione rispetto alle norme, le quali a volta hanno finalità di difficile comprensione per il cittadino. I secondi, promossi da portatori di interessi  economici cospicui, vengono contrattati fino ad ottenere le migliori condizioni possibili per l’attuazione mediante  la variante.

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