L’ultima casa colonica

 

Fino all’Ottocento Poggio a Caiano era essenzialmente un territorio agricolo. Quasi l’intera estensione dell’attuale comune era possedimento granducale (poi dei Savoia)  e costituiva la “Fattoria del Poggio a Caiano” (ben distinta dalla “Fattoria delle Cascine del Poggio a Caiano” sull’altra sponda del fiume), divisa in vari poderi, tutti dotati di casa colonica (podere Tinaia, podere Paretaio, podere Granaio, podere Caccerina, podere delle Stalle, podere delle Piagge, podere del Barco, podere Porta del Barco)

I campi del podere delle Stalle, che prendeva nome da quelle che oggi chiamiamo Scuderie, occupavano l’area in piano che nei decenni scorsi era conosciuta come “Le Stradine”, compresa tra via Pratese, via Vittorio Emmanuele e l’Ombrone. L’edificio colonico a cui faceva riferimento tutto il fertile podere, si trovava nell’area dell’attuale piazza XX Settembre in posizione poco discosta rispetto all’edicola dei giornali  e poco arretrata rispetto alla strada Regia. Si può vedere come nella pianta della fattoria del Poggio a Caiano del 1754 non avesse altri edifici intorno.
Aveva un impianto simmetrico con un’alta torre colombaia in facciata e un portico anteriore. Possiamo vedere il suo aspetto nella veduta di Giuseppe Zocchi del 1757.

Quando il paese alla fine dell’Ottocento ebbe bisogno di pianificare una crescita urbanistica  fu deciso di edificare nella zona in piano e di realizzare una piazza che facesse da centro cittadino. Per farlo occorse richiedere il terreno alla Corona che ancora era proprietaria della Villa e di tutti gli annessi e i poderi. [1]

In particolare per realizzare la piazza XX settembre fu necessario demolire il podere delle Stalle. Per consentire la realizzazione di quella che fu la prima piazza del paese, l’amministrazione della Corona pretese una anacronistica permuta con un equivalente edificio, da costruire a carico del Comune, in posizione più marginale ma che mantenesse le funzioni coloniche di quello che si demoliva, nonostante il territorio stesse perdendo la propria funzione agricola.
Così in effetti fu fatto, costruendo all’inizio del Novecento una colonica vicino all’Ombrone sull’attuale via Sottombrone.

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Ed ecco quindi che possiamo considerarla l’ultima casa colonica toscana, costruita a XX secolo già iniziato. Un interessante edificio,  in cui gli elementi della tradizione sono ricombinati in una composizione simmetrica e monumentale ma anche “funzionalista”, con un lungo corpo di fabbrica posteriore di servizio, con stalla e fienile, su cui si giustappone un il massiccio corpo centrale sormontato da una bassa torretta, non certo una colombaia, che ha funzione di rappresentare l’eredità culturale del progetto.

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NOTE
[1] S. GELLI, Movimento cooperativo e Lotte sociali nel territorio del Montalbano (1872-1922) , 1998

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