D’Angelis, la voragine e Publiacqua

Il sig. Erasmo D’Angelis ex consigliere regionale, ex presidente di Publiacqua, ex sottosegretario, ex direttore dell’Unità,  ha rilasciato un’intervista in merito alla voragine del lungarno Torrigiani e dice, come al solito, delle cose interessanti.

ERASMO D'ANGELIS POLITICO

Cominciamo dalla più inverosimile delle dichiarazioni:

“Il sistema idrico italiano è nelle mani pubbliche… Publiacqua è l’azienda dei sindaci.”

Vediamo quanto sia vera questa straordinaria affermazione che contrasta con le impressioni di tante persone.

  • In effetti solo il 40% delle azioni di Publiacqua sono state acquistate dal socio privato Acea-Suez che tuttavia nomina l’Amministratore delegato. Dunque il 60% rimane pubblico, ma in mano di chi?

  • Il secondo azionista è Consiag spa, una partecipata pratese che è sfuggita di fatto ormai da oltre un decennio al controllo del Comune di Prato e degli altri comuni soci. La società si è comportata, fin dagli anni ’90, come un potentato autonomo, un potere amministrativo parallelo che si è manifestato pienamente quando il presidente in carica ha preteso di presentarsi come candidato alla poltrona di sindaco. Dopo l’inevitabile sconfitta la società è riuscita a resistere alle pressioni dell’Amministrazione comunale di destra e oggi è una corporation che non gestisce alcun servizio in proprio, ma che controlla pacchetti azionari e dividendi in varie partecipate, tra cui Publiacqua di cui detiene il 25%. Da questa posizione sembra godere di una situazione di piena autonomia dalla quale può permettersi dubbi investimenti come 9 milioni di euro in azioni della Banca Popolare di Vicenza. In Publiacqua rappresenta una formidabile spalla del socio privato di cui appoggia tutte le scelte, compresa quella di incassare enormi dividendi prelevati dalle tariffe, dei quali Consiag ne incassa più di un quarto (5 milioni nel 2015).

  • Il secondo socio con il 22% è il Comune di Firenze che, fin dal mandato del sindaco Renzi, ha egemonizzato l’aspetto politico della faccenda mediante le nomine nel Consiglio d’Amministrazione di competenza pubblica: tutte di stretta osservanza renziana: dallo stesso D’Angelis all’attuale presidente Vannoni, passando da Maria Elena Boschi, Carolina Massei, ecc. Anche dopo la voragine il Comune di Firenze non mette certo in discussione la politica di Publiacqua, sperando che le eventuali dimissioni dell’A.D. Carfì (fuori dal “giglio magico”) possano accontentare il malcontento, allargando nel contempo il potere renziano.

  • Dunque quanto resta agli altri 49 comuni per incidere sulle scelte di gestione? Solo il 13% delle azioni, divise in quote molto piccole che vanno dallo 0,06% di Prato o di Campi Bisenzio fino al  massimo del 3,95% di Pistoia.
    Come si può  pensare con tali percentuali che un comune (che non sia Firenze) possa incidere in qualche modo sulla gestione?
    Publiacqua dunque non è l’azienda dei sindaci come invece dice D’Angelis.

    Ci sarebbe poi il potere di controllo dell’Autorità Idrica Toscana, ma questa è un’altra storia.

 

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