Intervenga la Magistratura

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Sembrerebbe che la magistratura fiorentina abbia iniziato delle indagini sulle responsabilità della voragine sul Lungarno Torrigiani causata dalla perdita di un tratto importante dell’acquedotto fiorentino e che ha messo in pericolo l’incolumità pubblica e ha provocato ingenti danni.

Occorrerebbe però che la Procura allargasse la propria visuale, andando alla radice del problema, cioè alle responsabilità politiche e dentro quel pericoloso bubbone rappresentato da Publiacqua.

Si tratta di un’azienda che taglia l’acqua ad un’anziano per una bolletta di 12 euro ma che spende milioni di euro per i fontanelli indispensabili per sopperire alla pessima qualità dell’acqua del rubinetto, pubblicizzata però con costose e ripetute campagne pubblicitarie.

Si tratta di un’azienda che a fronte di vantati investimenti presenti e futuri, per svariati milioni ogni anno, non intende sostituire le tubazioni vecchie e neppure quelle contenenti amianto, presenti in ogni provincia.

Si tratta di un’azienda che, a fronte al peggioramento del servizio e al costante aumento dei costi in bolletta, dichiara di aver investito 660 milioni di euro tra il 2006 e il 2012 che diventeranno oltre un miliardo al momento del rinnovo della convenzione di gestione nel 2022, diventando un macigno di debiti sulle future decisioni e rendendo di fatto impossibile recedere dalla privatizzazione dell’acqua.

Si tratta di un’azienda che giustifica le tariffe più alte d’Italia con l’esigenza di investimenti per rinnovare la rete idrica ma che, dopo tanti investimenti, ha portato le perdite dell’acquedotto dal 49% del 2006 al 51% del 2015.

Si tratta di un’azienda che per sottrarsi ai problemi della depurazione dell’acqua di falda preleva, caso unico in Italia, praticamente solo da corsi d’acqua lasciando in abbandono i pozzi.

Si tratta di un’azienda che ha esternalizzato i servizi di progettazione a Ingegnerie Toscane al solo scopo di gonfiare i costi, deprivare di competenze l’azienda madre e aumentare gli utili per il socio privato.

Si tratta di un’azienda il cui il socio privato è stato scelto con una procedura che non ha rispettato la normativa sulla libera concorrenza come accertato con sentenza definitiva del Consiglio di Stato del 24 settembre 2012.

Si tratta di un’azienda in cui il socio privato a fronte di un capitale investimento di soli 60 milioni utilizzato per comprare il 40% delle azioni di Publiacqua, negli ultimi sei anni ha incassato decine di milioni di utili; in particolare per il solo 2015 ha ricevuto dividendi per 8 milioni;  un risultato di rilievo  nella finanza internazionale.

Si tratta di un’azienda che opera praticamente fuori controllo, avendo di fronte un’Autorità Idrica Toscana impotente e inerte e tanti comuni comunque impossibilitati a controllare a causa del loro scarso peso azionario, ridotto anche dalla presenza di Consiag che è il secondo azionista e spalleggia i privati in ogni pretesa.

Si occupi dunque la Magistratura di controllare che fine fanno gli investimenti di Publiacqua, visto che la voragine sul lungarno è solo la punta di un iceberg!

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