Schema strutturale per l’area Firenze-Prato-Pistoia

PIF 1962

Il Piano Intercomunale del 1962

Nel 1962 venne elaborato un “piano intercomunale” che doveva pianificare la Piana tra Firenze e Prato e sottrarla all’edificazione incontrollata.
L’elaborazione dello schema vide impegnati personalità importanti come Astengo e Detti, in veste di assessore.
Nel piano veniva previsto che i comuni interessati pianificassero insieme le trasformazioni del territorio, al fine di contenere la crescita urbana all’area Nord della piana e di salvaguardare le aree agricole a Sud. Si prevedeva inoltre di dotare il territorio di infrastrutture comuni tra cui un “asse attrezzato”  Firenze-Prato-Pistoia, una ferrovia Calenzano-Signa, un nuovo aeroporto a Sant’Angelo a Lecore, oltre a un sistema integrato di trasporti pubblici. Le idee innovative e la grafica così efficace per il periodo, ne fecero un progetto riprodotto su tutti i manuali di urbanistica del mondo.
Naturalmente il Piano Intercomunale non entrò in vigore, ma le discussioni e gli studi di pianificazione intercomunale continuarono già dal 1964-1965 (gruppo Di Pietro) e poi a lungo nei decenni a venire, visto che erano l’unica sede possibile di dibattito e di confronto sulle questioni urbanistiche tra le diverse amministrazioni.

PIF 1978

Il piano Intercomunale del 1978

Nel 1971 viene dato avvio a un nuovo Piano intercomunale, esteso fino a Pistoia, che tentava di nuovo di dare uno schema per lo sviluppo corretto di tutta al Piana per un territorio di 4800 kmq, abitato dal 40% della popolazione toscana.
Il travagliato lavoro si concretizza nel 1978 in uno schema d’insieme dove compaiono la concentrazione delle maggiori attrezzature direzionali sull’asse Novoli, Sesto, Prato, la ristrutturazione del sistema ferroviario, il potenziamento infrastrutturale dei centri minori e la salvaguardia della loro individualità e autonomia, il drastico contenimento della nuova edificazione, il freno allo sviluppo lineare degli insediamenti e alla saldatura degli abitati, la realizzazione di un’area a parco denominata “area centrale metropolitana”, gestita in forma consortile dai comuni facenti parte del comprensorio, su cui far affacciare le attività culturali, direzionali e terziarie a scala territoriale, la tramvia Firenze- Prato e nuove arterie stradali e ferroviarie tra cui un asse parallelo nella piana a Sud dell’autostrada Firenze – Mare.
Neanche questo secondo piano intercomunale  entrò in vigore. Ma nel frattempo entrò in gioco un nuovo soggetto: la Regione.

1990

Schema strutturale 1990

Nel 1990 la Regione Toscana approvò uno Schema strutturale per l’area Firenze-Prato-Pistoia, elaborato negli anni ’80 dalla Regione sotto la guida di Giovanni Astengo. Si trattava di un piano piuttosto rinunciatario, che prevedeva la tutela e la valorizzazione ambientale del territorio non edificato, il riordino delle aree residenziali, produttive e direzionali, il riordino del sistema ferroviario e stradale, la formazione di un grande parco metropolitano nella piana di Sesto. Non mancava qualche infrastruttura fantasiosa come la bretella  tra Barberino e Prato ovest

Inutile dire che di tutti i tentativi di dare un governo ordinato e razionale alle trasformazioni della Piana sono rimasti allo stadio di illusioni. Ogni occasione di impostare una razionale strategia metropolitana e di ridurre il consumo di suolo ha mancato l’obiettivo o è caduto nel vuoto. Cosa ha impedito che questi schemi regolatori avessero applicazione e che non si arrivasse alla crescita disordinata e senza infrastrutture che ha consumato tutta la Piana?
Di volta in volta hanno avuto un ruolo l’opposizione della DC, i giochi di potere del PSI fiorentino, la sorda resistenza dei sindaci comunisti di Campi e Sesto, l’anacronistico e assurdo campanilismo di Prato, il vuoto e prepotente centralismo fiorentino, l’ostilità degli ordini professionali, la troppa teoria di alcuni urbanisti.

Inutile ricordare gli ultimi patetici tentativi come quello del Piano d’Indirizzo Territoriale e del fantomatico Parco della Piana.

Inutile dire che anche le varie  infrastrutture previste nei vari piani e schemi non hanno vista la luce. Non realizzate le tramvie nella piana, né le nuove, e a volte fantasiose, linee ferroviarie, né i parchi centrali.

Solo un’infrastruttura viaria è rimasta presente in tutti i piani e schemi sopra ricordati e ora sta per arrivare alla faticosa conclusione, con effetti non del tutto positivi.

Segue: Cos’è La Perfetti- Ricasoli?

 

 

 

 

 

 

 

 

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