La Scuola toscana in viale Vittorio Veneto

viale vittorio venetoL’architettura degli anni ’50 e ’60 in genere non gode di molta considerazione. Eppure, in Italia e in Toscana, quelli furono anni di ricerca architettonica e di interessanti figure di progettisti. Le questioni affrontate erano quelle del rapporto tra città storica e architettura moderna, della convivenza tra funzionalismo e architettura organica.
Furono discussioni feconde che portarono a importanti realizzazioni. Al contrario dei successivi decenni, l’architettura italiana nel dopoguerra ebbe qualcosa da dire.
A livello storico ormai sembra assimilata culturalmente la necessità di tutelare l’architettura del ventennio, che oggi gode di un ampio e meritato interesse. Nei prossimi decenni ci si può aspettare un analogo processo anche per l’architettura del dopoguerra la quale, tolti pochi capolavori, oggi non può contare sul necessario interesse che consente anche interventi di tutela. Come ogni epoca anche il post-razionalismo merita di lasciare alle città le sue opere migliori che vanno selezionate e conservate. Questo in particolare in Toscana dove un folto gruppo di architetti, che si usa definire collettivamente “Scuola toscana”, ha lasciato un gran numero di opere di valore, durante la ricostruzione e gli anni del boom economico.

Questo anche a Prato dove hanno lavorato Fagnoni, Detti, Gori, Gamberini, Baroni, Cetica, Pagnini, Maestro, Brizzi, Michelucci.

Una strada in particolare rappresenta una testimonianza storica di quegli anni e di quell’architettura con diversi interessanti edifici costruiti quasi contemporaneamente tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Si tratta del viale Vittorio Veneto che, nonostante la presenza di qualche archimostro, presenta sui due lati una grande  qualità e omogeneità stilistica.

Sicuramente una strada da valorizzare e tutelare, che meriterebbe un intervento organico di riqualificazione oltre che di essere salvaguardata dal degrado umano.

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