Mafia a Prato (5)

Puntata n. 1: Mafia a Galciana

Puntata n. 2: Un capobastone in piazza San Domenico

Puntata n. 3: Un pentito a Schignano

Puntata n. 4: La cosca dei perdenti nei boschi di Migliana

Puntata n. 5: Un covo per il boss imprendibile

 

HPIM0143

Il 21 novembre  del 1990 un giovane ventenne ebbe un litigio di condominio con un anziano vicino di casa, al sesto piano di via Ferrara, 30 a Prato. Il ragazzo era il figlio del mafioso palermitano Francesco Lombardo che gestiva  loschi traffici tra Firenze e Prato, dove si trovava da anni al soggiorno obbligato. Dopo l’arresto del padre a Lucca per detenzione di 4 chili di eroina il giovane Giovacchino rimase solo e sembra che fosse in grandi difficoltà materiali e psicologiche. Viveva in quel appartamento nel condomino di via Ferrara, senza luce, acqua e gas; litigava con tutti e minacciava gli altri inquilini. Era anche in attesa di giudizio per una storia di ricettazione e assegni rubati che risaliva a quando aveva diciotto anni e cominciava a seguire le orme paterne.
Quella sera di novembre, in uno stato alterato, colpì il signor Ciulli alla testa con un posacenere e vennero dunque chiamate le forze dell’ordine. All’arrivo della polizia il ragazzo uscì sul pianerottolo, impugnando un’arma e provocando la reazione di un agente che fece fuoco uccidendolo.

Sembrava un episodio di cronaca qualunque e di un personaggio criminale di poca o nessuna importanza, al contrario del padre che poteva vantare un ricco curriculum fatto di estorsioni, gioco d’azzardo, spaccio internazionale e amicizie importanti nella mafia vincente.

Dopo quasi tre anni, il giorno 15 gennaio del ’93, venne arrestato a Palermo Totò Riina. I carabinieri del Ros trovarono nelle tasche dell’autista del boss dei boss un bigliettino  che riportava l’indirizzo dell’appartamento di via Ferrara, 30 a Prato e una piantina per arrivarci.

Dunque il padre Francesco,  detto “Pastorieddu”, nonostante la morte del figlio, era rimasto nell’organizzazione e aveva messo a disposizione dell’imprendibile boss il modesto ma anonimo appartamento di Prato per qualcuno dei suoi spostamenti o come rifugio di emergenza. Del resto Riina a Prato e in Toscana aveva in quel periodo degli ottimi contatti. L’arresto impedì il suo viaggetto fino alla tranquilla città sul Bisenzio.

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