Il ruolo di Legambiente nella storia dell’inceneritore

inceneritore-firenzeLa storia dell’inceneritore di Firenze è lunga e complessa. Nell’iter della sua approvazione poche persone hanno avuto un ruolo maggiore dell’attuale Premier Renzi che durante la sua presidenza di Provincia mise le basi giuridiche e politiche per la sua realizzazione.
Qui si vuole invece esaminare il ruolo nella vicenda dell’insospettabile Legambiente, la maggiore associazione ambientalista italiana, da sempre vicina alla Margherita, ai DS e al partito Democratico. Limitandosi ai fatti:

  • Nel 2004 si comincia a discutere concretamente dell’inceneritore di case Passerini e Legambiente si disse favorevole “come una dura necessità“. (L’unità del 19/08/2004)

  • Nell’Ottobre 2004 il responsabile scientifico nazionale di Legambiente Stefano Ciafani scrisse: “In uno scenario virtuoso, che parte da una raccolta differenziata del 40-50%, noi di Legambiente saremmo i primi a spiegare ai cittadini che il termovalorizzatore non significa necessariamente emissioni di diossina o veleni simili.” (Rivista del Manifesto, Ottobre 2004)

  • Nel 2005 Erasmo D’Angelis, ex presidente di Legambiente Toscana, diventò presidente della Commissione Ambiente regionale e mise subito all’ordine del giorno la discussione su un solo grande inceneritore per tutta la Piana «per superare gli opposti fondamentalismi». (L’Unità del 30/06/2005).

  • Nell’agosto 2005 fu firmato il primo protocollo Regione, Provincia, comuni sull’inceneritore a Case Passerini. Legambiente apprezzò:  «È un passo in avanti verso la riduzione dei termovalorizzatori nell’area metropolitana fra Firenze, Prato e Pistoia – ha commentato il presidente toscano Piero Baronti». (l’Unità Firenze del 03/08/2005)

  • Nell’ottobre 2005 Legambiente Toscana non aderì ad una grande manifestazione popolare contro l’nceneritore, “perché la piattaforma dell’iniziativa esclude in modo integrale il ricorso alla termovalorizzazione, che, invece, noi continuiamo a ritenere come necessario“. (Comunicato stampa del 30/09/2005).

  • Nel 2006 Michelangiolo Bolognini, di Medicina Democratica Pistoia, portò un durissimo attacco al presidente di Legambiente Toscana Piero Baronti e a tutta l’associazione, accusata di voler minimizzare l’inquinamento industriale (e degli inceneritori). Baronti aveva affermato che il traffico causa il 70% dell’inquinamento da PM10, mentre gli stessi dati della regione Toscana attribuivano ai trasporti stradali circa il 30% (Segnali Ambientali in Toscana 2005 pag. 76). Bolognini parlò di collateralismo e di soccorso agli inquinatori. Tale accusa di collateralismo fu violentemente portata avanti anche dal leader del partito dei Verdi, Fabio Roggiolani. (l’Unità Firenze del 18/11/2005).

  • Nel 2006 Mario di Carlo, ex direttore nazionale di Legambiente, sui termovalorizzatori, dichiarò; «Sono a emissioni zero, altro che inquinamento.

  • Nel 2007 D’Angelis, ex presidente di Legambiente regionale, in vista del referendum a Campi Bisenzio che avrebbe visto una valanga di no all’inceneritore, mise in guardia: «Spero che i cittadini diano un segnale contro la demagogia…. abbiamo davanti a noi due o tre anni per evitare di finire sul New York Times per la spazzatura in strada… occorrono moderni termovalorizzatori, almeno 3 impianti con capacità di trasformazione in energia e calore». (L’Unità del  30/11/2007)

  • Nel 2008 Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente ha affermato:”i termovalorizzatori inquinano meno di una strada trafficata”. (Trasmissione “Primo Piano” di Rai3)

  • Dunque fin dal 2005 e ancora nel 2009 Legambiente ha chiesto che si costruisse uno solo degli inceneritori previsti, che potesse servire per tutta l’area interprovinciale di Firenze-Prato-Pistoia: di fatto ha accompagnato e appoggiato la decisione politica, giunta faticosamente alle stesse conclusioni. Da allora silenzio.

  • Nel 2015 Legambiente Toscana ha cambiato idea e insieme ad altre associazioni ha presentato un ricorso al Tar e firmato esposti contro l’inceneritore di Firenze.

In conclusione occorre dire che Legambiente ha avuto un ruolo rilevante sia nell’elaborazione del modello del “ciclo integrato dei rifiuti” sia nell’elaborazione del concetto di CDR come rifiuto residuale e selezionato da bruciare (in realtà si brucia ovunque il “tal quale”). Ha avuto un ruolo nel creare il mito di Brescia come inceneritore perfetto.
Ha avuto un evidente ruolo anche nella lunga pianificazione dell’inceneritore di Firenze, giustificandolo come “dura necessità” purché impianto unitario di tutta la Piana (e comunque questo non è vero, visto che ci sono l’impianto di Montale e quello di Baciacavallo).
Ora è inaccettabile che, quando l’inceneritore sembra ormai inevitabile, Legambiente Toscana (o Firenze) si liberi di questa dura eredità senza alcuna autocritica e si presenti semplicemente come opposizione all’impianto.

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