Storia di fognature (2)

P1060617_RW2_embeddedDunque la fognatura pratese, realizzata durante gli anni in cui l’economia correva, mescola insieme acque nere,  acque piovane e scarichi industriali utilizzando il  reticolo delle acque superficiali, opportunamente coperto.

Tante e tutte negative sono le conseguenze: la prima è l’inquinamento delle acque di falda e superficiali.
Infatti la falda pratese è inquinata principalmente da sostanze di origine industriale, al contrario della zona pistoiese che invece risulta caratterizzata da inquinamento di sostanze dii origine agricolo (nitrati, nitriti e antiparassitari).
L’inquinamento più preoccupante è quello del tricloroetilene che proviene da lavorazioni tessili e lavanderie industriali.
La situazione è stata fonte di preoccupazione per la defunta Amministrazione provinciale di Prato ed è la causa della mancata utilizzazione da parte di Publiacqua dei tanti pozzi che possiede nella piana a sud della città, preferendo le acque del Bisenzio, dell’Arno e di Bilancino e abbandonando lo sfruttamento della falda.

Non occorre dire altro per evidenziare come qualcosa non ha funzionato nel sistema.
Portare i liquami industriali in giro per gore e fossetti coperti, non tutti intubati, ha favorito il deposito in falda del tricloroetilene e di tanti altri inquinanti?
La depurazione di GIDA, magari rispettando le tabelle di legge, non riesce ad abbattere efficacemente gli inquinanti?
Il mancato accoglimento dei liquami da parte dei depuratori in caso anche di leggere piogge porta carichi inquinanti direttamente nei corsi d’aqua?
Per rispondere a queste domande occorrono dei tecnici e non possiamo qui cercare le risposte; tuttavia occorre osservare come nessuna istituzione si è occupata di risolvere tali criticità, quanto meno in modo trasparente, e tanto meno di intervenire sul sistema fognario, evidentemente inefficace e dannoso o  di controllarlo.

Da parte mia osservo due semplici evidenze:

  • Nel 2014 sono stati effettuati dal Arpat 26 controlli a campione su 26 scarichi industriali autorizzati in fognatura nella zona di Prato: 4 scarichi presentavano irregolarità amministrative e 11 presentavano irregolarità tali da configurarsi come reato: in totale  quasi il 60% degli scarichi sono risultati non a norma, una percentuale inaudita e unica in tutta la Toscana che estesa a tutti gli scarichi risulta molto preoccupante e fa comprendere come il sistema della fognatura mista, che tutto diluisce, sia servita in passato a nascondere le porcate degli industriali.[1]

  • Il Consorzio Progetto Acqua associa le 250 aziende umide ubicate nell’area tessile pratese le uniche che hanno la possibilità di scaricare in fognatura con alcune deroghe ai limiti di legge, delegando la completa depurazione al gestore del sistema di depurazione che è Gida spa.[2]
    Possibile che, contando a Prato 7.650 aziende manufatturiere (di cui 2.408 industrie tessili escluse le confezioni)[3], quelle che necessitano di depurazione centralizzata siano solo 250 ?

 

[1] dati Arpat

[2] dati Unione Industriali

[3] dati censimento Istat

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