Storia di fognature (1)

Prima puntata: caratteristiche e origine della fognatura pratese

Ci sono le fognature di acque nere, quelle delle acque chiare con il reticolo delle acque meteoriche e quelle degli scarichi industriali e poi c’è il  reticolo delle acque superficiali.

Questo in teoria, perché nelle città italiane prevalgono le fognature miste che mettono insieme le acque nere con  le acque chiare, cioè le acque piovane raccolte dalle caditoie stradali.

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Nessuna città raggiunge comunque il grado di mixitéè della fognatura pratese. Acque nere e acque chiare finiscono insieme nel sistema delle gore che in gran parte sono state coperte e ridotte in fognature. A questi liquami si aggiungono le acque di scarico delle piccole e grandi industrie e una parte delle acque del Bisenzio.  Tutta questa massa liquida attraverso le vecchie gore Mazzoni, Bresci e Romita e i collettori provenienti dai macrolotti industriali, raggiunge il depuratore di Baciacavallo. Lo stesso succede con il depuratore del Calice.

Le motivazioni storiche di questo sistema, che si venne a configurare compiutamente alla fine degli anni ’70, a seguito della L. 319/76 (legge Merli), sono diverse:

  • Utilizzare le gore esistenti, originariamente destinate al controllo (e all’utilizzo) delle acque superficiali, ha evitato importanti e costosi lavori per nuove canalizzazioni. Al momento di dover ottemperare alle leggi si è scelto di assecondare quello che veniva fatto ormai da decenni: utilizzare le gore come fognature, coprendole. L’acqua del Bisenzio serviva a diluire tutto (omogeneizzare direbbero i tecnici).

  • Consentire gli scarichi industriali direttamente in fognatura ha evitato agli imprenditori e ai consorzi industriali di dotarsi di costosi depuratori a piè di fabbrica. Si è dunque  costituito  un sistema centralizzato di depurazione, finanziato da enti pubblici e in particolar modo dalla Regione, formato da pochi grandi impianti controllati dal Comune e dall’Unione Industriali. Del resto l’Amministrazione pratese ha sempre cercato di agevolare e rimuovere vincoli e ostacoli al sistema produttivo, senza però “un disegno generale di modernizzazione e rafforzamento della struttura delle imprese operanti sui territori amministrati”. (1)

Quali le dirette conseguenze di queste scelte?

  • inquinamento della falda acquifera

  • grandi costi di depurazione

  • una montagna di fanghi fortemente inquinati, non riutilizzabili e da bruciare

segue

 

(1) A. Balestri, Cambiamento e politiche industriali nel distretto tessile di Prato, Franco Angeli, Milano, 1990

 

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