Sul Macrolotto Zero piovono proposte

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Il Piano Secchi prevedeva la completa demolizione e ricostruzione di ampie aree del macrolotto Zero, senza alcun effetto realizzativo, come anche la previsione alternativa di ristrutturare ma con piccole demolizioni per realizzare percorsi antincendio.

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Il progetto “Macrolotto Zero: da città fabbrica a città compiuta”, vinse anche un premio ma sembrava tuttavia più un piano di espansione che di riqualificazione.

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Mostra Hybrid Hutong (2015) con progetti di studenti dell’Università di Ferrara

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Progetto di “Parco della cittadinanza universale” predisposto dal Comune per partecipare al bando della fondazione Bloomberg, nonostante le intenzioni dichiarate non affrontava le criticità e riduceva ad un viale alberato il parco previsto nel Piano Secchi sul margine del Macrolotto Zero

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Il Progetto di Innovazione Urbana per il quale Biffoni spera nel sostanzioso aiuto del presidente Rossi, forse come compensazione per il silenzio sull’Aeroporto

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Progetto proposto dal candidato Biffoni in campagna elettorale per una piccola area baricentrica del Macrolotto zero che però non esprime la scala di criticità del quartiere, più visibile nelle aree adiacenti

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Progetto di studenti dell’Università di Firenze. L’interesse  progettuale che suscita il Macrolotto zero, conferma le grandi potenzialità dell’area.

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Progetto “Emmezero lo spazio pubblico come progetto sostenibile” del Gruppo Sostenibilità MO dell’Ordine degli architetti di Prato che prevede la pedonalizzazione di via Pistoiese e interventi su edifici e aree però già intensivamente utilizzati

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Il nuovo parco previsto nel PIU esemplifica un approccio utile e cioè l’intervento sugli spazi pubblici da potenziare. Tuttavia si scontra con la carenza di risorse.

Ormai da qualche anno l’area denominata Macrolotto Zero da sempre caratterizzato per una forte commistione tra abitazioni civili e industriali, è oggetto di innumerevoli proposte di riqualificazione provenienti da disparate direzioni.
Nel 2009 il Comune di Prato con il progetto di “Macrolotto Zero: da città fabbrica a città compiuta” collegato al nuovo Piano Strutturale, ma che in realtà apparve come uno strumento per lottizzare aree libere a sud del Macrolotto Zero più che risolvere i problemi di convivenza con l’insediamento della comunità cinese in immobili in disuso e carenti di manutenzione e con attività commerciali e abitazioni caratterizzate da “scarso” rispetto delle norme.
Nel 2014 un progetto per un altisonante “Parco della cittadinanza universale” fu predisposto, sempre del Comune, per partecipare al bando della fondazione Bloomberg per finanziare progetti di riqualificazione urbana; senza esito, visto che si trattava sostanzialmente del solito progetto di lottizzazione dell’area ancora inedificata verso via Galcianese e non affrontava le problematiche del recupero in atto.
Sempre nel 2014, in campagna elettorale il PD presentò dettagliate planimetrie sul recupero dell’area centrale di Chinatown.
Inoltre in ordine sparso: progetti degli studenti dell’Università di Firenze (2014) e di Ferrara (2015), convegni, mostre, tavoli partecipativi (2011), workshops, ecc.

Tra i più recenti progetti il PIU, che prevede 14 milioni e 500 mila euro di investimenti per la riqualificazione urbana, presentato dal Comune per partecipare al bando di finanziamento regionale con fondi europei.
Ultimo infine il progetto presentato qualche giorno fa e frutto del lodevole impegno personale di un gruppo di lavoro dell’Ordine degli architetti di Prato, che prevede la pedonalizzazione di via Pistoiese e rappresenta un importante momento di riflessione e approfondimento.

Ad ogni  incontro doverosi discorsi conditi da rassicurazioni e ottimismo.
Ad ogni presentazione la povera stampa locale fa titoli troppo strombazzanti.[1]
Ad ogni occasione i comitati degli abitanti, speranzosi, ricordano le priorità della lotta al degrado igienico e ambientale.

Ma nel frattempo cosa è successo negli ultimi dieci anni?

  • Il Regolamento Urbanistico in vigore da 15 anni è stato reso inattuabile, per quel che riguarda il Macrolotto Zero, dall’evolversi della situazione economica, visto che prevedeva costose demolizioni e bonifiche a fronte di nuove costruzioni con cessioni di aree e comunque un limite piuttosto basso alla presenza di residenze. Altrettanto inefficace la duplice opzione della ristrutturazione o della demolizione  e ricostruzione.

  • Le previsioni del Regolamento Urbanistico sono state scavalcate dai proprietari italiani e cinesi che hanno proceduto con interventi manutentivi, senza essere costretti a veri interventi di recupero o di ricostruzione, cercando nelle pieghe delle norme la possibilità, magari con interventi successivi, di cambiare la destinazione e di frazionare.[2]

  • Praticamente tutti gli edifici produttivi piccoli e medi all’interno dell’area sono utilizzati e in parte già recuperati senza demolizioni e senza coinvolgimento degli spazi pubblici. Velleitario sembra dunque ogni proposta che oggi metta in discussione gli investimenti privati fatti da italiani e cinesi,  soprattutto su via Pistoiese e via Filzi, proponendo ora impossibili progetti con demolizioni, svuotamenti, cessione di spazi pubblici, ecc.

  • Al contrario rimangono sostanzialmente abbandonati o sottoutilizzati i complessi industriali più grandi come l’ex fabbrica Calamai, l’ex rifinizione Vannucchi, l’ex lanificio Lombardi. L’Amministrazione Comunale non è stata in grado di orientare e stimolare gli investimenti privati utilizzando tutte le leve amministrative e nessun tentativo è stato messo in atto per avviare il recupero di questi grandi contenitori abbandonati, o delle aree più critiche tra via Castagnoli e via Donizetti, mettendo in campo idee nuove e strumenti innovativi. 

  • Nessuna delle giunte che si sono succedute ha provveduto a verificare e modificare le norme di attuazione, in modo da meglio gestire la miriade di piccole trasformazioni in atto e ridurre la frammentazione degli interventi, magari con piani di recupero d’iniziativa pubblica, al fine di coinvolgere nelle trasformazioni anche gli spazi pubblici e il loro potenziamento.

  • Tenuto conto che molti recuperi sono stati finalizzati all’uso terziario, via Pistoiese e in parte via Filzi si ritrovano ora ad avere un numero di attività commerciali scarsamente sostenibile per la mancanza di spazi pubblici ma nessuna giunta ha messo mano alla modifica della regolamentazione di cambi d’uso, necessaria per bilanciare il peso delle attività commerciali tra le varie strade.

  • Per l’area del Macrolotto gli interessi privati hanno creato una vitale economia dello sfruttamento e una vera e propria zona di segregazione mediante l’affitto di immobili, in particolare alloggi, in condizioni manutentive precarie a prezzi esorbitanti. L‘amministrazione Comunale e le sue diramazioni (partecipate) hanno perso il controllo del territorio, con il 50% delle aziende sconosciute al sistema dei tributi locali, la raccolta rifiuti sempre difficoltosa, la commistione abitativo-produttiva fuori controllo e l’insediamenti di attività illecite. Del resto della nuova sede della polizia Municipale che doveva sorgere nel Macrolotto Zero non si parla più e così anche del vigile di quartiere promesso da qualunque candidato, ad ogni campagna elettorale.

CONCLUSIONI

I progetti sono belli (non tutti) e colorati ma non affrontano quasi mai le aree più critiche. A volte come nel caso del PIU hanno una concretezza e un valore progettuale molto alto, ma per essere realizzati (quantomeno quelli istituzionali) fanno riferimento a ipotetici finanziamenti esterni alla città, tanto da costringere il Sindaco a inseguire inutili leggi nazionali che dovrebbero ripagare i costi di progettazione. Infatti in ogni occasione, parlando di riqualificazione del Macrolotto Zero, si incontra il problema della mancanza di risorse necessarie a realizzare gli interventi pubblici e questa sarà una condizione che ci accompagnerà per molti anni a venire. L’approccio progettuale non può quindi essere considerato sufficiente.
Contemporaneamente nell’ultimo decennio l’Amministrazione Comunale è sembrata piuttosto inerte relativamente alla necessità di adattare la pianificazione urbanistica alla reale situazione. Le norme e le previsioni urbanistiche possono essere strumenti utili a favorire la riqualificazione e a frenare il degrado ambientale, proprio perché non necessitano di risorse pubbliche da investire, ma solo di idee e di obiettivi chiari da perseguire. Ugualmente utile sarebbe stato insistere sull’applicazione delle norme amministrative e delle relative sanzioni. Non cercando nuovi strumenti, non verificando la validità e gli effetti sul campo delle norme esistenti,  non alzando il livello dei controlli, il Comune si è privato della possibilità di azionare il mezzo più incisivo a disposizione per orientare gli enormi cambiamenti in atto.

 

NOTE

[1] Ecco alcuni titoli: «Chinatown diventa un’altra cosa» … «Il Macrolotto Zero nascerà» …  «il Macrolotto zero cambia volto»…. «Prato punta 14 milioni per recuperare “Chinatown”»…«Pronta una rivoluzione per la Chinatown»

[2] Per fortuna la nuova legge urbanistica regionale ha  messo un freno ai cambi di destinazione d’uso senza opere che fino a qualche mese fa, per mezzo del “Piano delle funzioni” erano completamente liberi e largamente utilizzati nel Macrolotto Zero.

 

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