I misteri di Publiacqua: Prato sud e l’acqua dura

Dal sito Publiacqua: “con il termine durezza dell’acqua si intende il contenuto in sali di calcio e di magnesio, tra questi il più abbondante è il carbonato di calcio. Si esprime in gradi francesi °f: un grado equivale a 10 mg/l di carbonato di calcio”.
Publiacqua ci fornisce anche una sommaria classificazione:

  • <10 °f    dolce
  • 10-20 °f    moderatamente dura
  • 20-30°f    dura
  • >30°f  molto dura

 Ecco però che l’acqua che esce dai rubinetti varia molto da zona a zona, come ci informa la stessa Publiacqua con il sevizio Geolocalizzazione della qualità dell’acqua.
Restando a Prato troviamo che la zona Nord  ha un’acqua abbastanza dura:

  • Galciana  23°f
  • Coiano  23°f
  • Galceti  15°f
  • Pietà  27°f
  • Mezzana  20°f

Invece nella zona Sud i valori raddoppiano e l’acqua diventa estremamente dura:

  • Paperino  40°f
  • Iolo  44°f
  • Tavola  44°f
  • Grignano  44°f
  • Castelnuovo  40°f

Dunque se i dati di Publiacqua sono attendibili, a parità di tariffe viene erogata ai cittadini di ampie zone un’acqua assai peggiore di quella fornita ad altre aree della stessa città e non se ne capisce il perché o meglio non si capiscono le motivazioni tecniche e gli ostacoli insormontabili per dare un’acqua decente a tutti, aldilà dalla normativa.
Inutile elencare i problemi di quest’acqua estremamente dura: danni ai vari elettrodomestici che hanno una vita molto breve, minore efficienza dell’impianto di riscaldamento, maggior necessità di detersivi. Un’acqua estremamente dura è anche poco adatta ad un uso continuativo per l’alimentazione umana.

Da una società di gestione dell’acquedotto ci si aspetterebbe azioni di miglioramento di quest’acqua così dura e non soltanto l’installazione di fontanelli a cui attingere acqua veramente potabile.

Infine si rileva che se l’acqua che arriva nelle nostre case risulta troppo “dura” sarà obbligatorio segnalarlo nel libretto d’impianto della caldaia e di conseguenza installare un filtro o addirittura un addolcitore, in modo da evitare un consumo energetico eccessivo degli impianti ai sensi del  D.P.R. n. 74/2013 e del Regolamento attuativo regionale, con costi (e sanzioni) assai sostenuti.

 

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