Un’azienda dei rifiuti fallita

L’azienda, di proprietà pubblica, incaricata della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, ha visto il succedersi di gestioni diseconomiche che in un paio di decenni hanno portato a  molti debiti, gestione  inefficiente  e stato d’insolvenza sfiorato varie volte.

180px-VuilnisL’Amministrazione Comunale, gestita dal PD, ha costruito negli anni un’azienda in cui c’è un operaio ogni 4 lavoratori e in cui si affidano quasi tutti i servizi a ditte e cooperative esterne con aumenti dei costi operativi superiori a quelli delle altre aziende toscane. Tuttavia si è continuato con  nuove continue assunzioni, nel consenso generale.
Le esternalizzazioni hanno creato  un sistema di lavoro con gli spazzini delle cooperative come anello più debole senza garanzie in un sistema iniquo che vede dall’altra parte lavoratori protetti da rigidità contrattuali e potenti sindacati.

L’altra conseguenza  delle esternalizzazioni è il peggioramento della qualità dei servizi che tuttavia non può essere apertamente imputato a termini di contratto alle cooperative subappaltatrici in quanto  esse sono anche creditrici dell’azienda.

La Tari è molto cara, ma in città il tasso di elusione del pagamento dalla tassa rifiuti è altissimo. Nonostante questo nessun dipendente dell’azienda va mai sul territorio a contestare evasioni e insolvenze. Questo crea milioni di debiti ma anche crediti non riscossi e non riscuotibili.
In tutto questo si va avanti per molti anni, con bilanci formalmente in pareggio a addirittura in avanzo, nonostante le resistenze timide dei revisori.

Alla fine una situazione insostenibile: 50 milioni di euro di indebitamento con i fornitori e le banche, ottenuto spesso grazie all’intervento politico, e  30 milioni di euro di crediti inesigibili messi però a bilancio.
Un giorno arriva dunque l’impossibilità di pagare i fornitori e gli stipendi o le rate dei mutui.
Il Comune non può più intervenire: ricapitalizzare l’azienda vorrebbe dire tagliare servizi essenziali e pertanto non resta che avviare il concordato preventivo, sempre che i creditori non accettino le proposte di rientro dal credito e si vada verso il fallimento.

Pensate che si stia parlando di ASM Prato?

Ma no…., questa è la storia di Aamps Livorno !

 

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