L’economia dello sfruttamento

il-papa-a-prato-ricorda-le-vittime-dell-incendio-al-capannone-600x300

IL Papa in visita a Prato ha parlato del dramma dei lavoratori cinesi morti nell’incendio di via Toscana e anche dello sfruttamento dell’uomo e del veleno dell’illegalità.
Non posso sapere a cosa precisamente il pontefice  si riferisse parlando di sfruttamento; qualcuno dirà che voleva condannare il comportamento degli imprenditori cinesi che tengono i loro lavoratori in condizioni di lavoro indegne.
Però chi conosce Prato sa bene che la realtà è molto più complessa e che in città esiste una vera economia dello sfruttamento di cui gli imprenditori cinesi sono solo un anello della catena.

Di questo nefasto sistema, il cui risultato sono le condizioni di rischio e di pericolo dei lavoratori, fanno parte sicuramente imprenditori del Made in Italy, pratesi, toscani e italiani in genere, che utilizzano  le fabbriche cinesi sparse in città come fornitrici, a pezzi così stracciati che sono possibili solo con un’organizzazione illegale del lavoro. Di questo legame ha parlato varie volte la trasmissione Report, la prima volta nel 2007.

L’altro aspetto, anch’esso ampiamente conosciuto, riguarda gli aspetti immobiliari dello sfruttamento. Infatti gli imprenditori cinesi operano affittando capannoni di proprietà di italiani. Si tratta di immobili frazionati, spesso illegalmente, per poter essere affittati a una moltitudine di piccole aziende in continua mutazione. Molte volte si affitta senza neppure incontrare l’affittuario prestanome, residente in Cina. Alcuni stanzoncini adibiti ad attività produttive sono sicuramente privi dei requisiti normativi; molti sono in condizioni fatiscenti e non avrebbero potuto essere utilizzati in altro modo se non dandoli in affitto ad aziende cinesi che non si curano di dettagli come i requisiti igienici e antincendio. All’interno tali immobili produttivi vengono poi modificati illegalmente con il tacito assenso dei proprietari italiani che, in caso di problemi, hanno sempre la possibilità di dire che non ne sapevano niente.

Meno conosciuto è il fenomeno degli affitti residenziali. In città c’è qualche migliaio di appartamenti fermi agli anni ’50 e ’60, senza alcuna manutenzione, con impianti elettrici che non hanno conosciuto la legge 46/1990, senza un vero impianto di riscaldamento. Sono sparsi in tutta la città: da viale Montegrappa a via del Ferro, da via Bologna a via di Castruccio, dal centro storico a via Roma, ma sono particolarmente concentrati nell’area del cosiddetto Macrolotto Zero.
In condizioni normali questo stock di abitazioni sarebbe fuori dal mercato degli affitti. Invece vengono regolarmente affittati a stranieri, a normali canoni, senza alcun sconto per le “scarse” condizioni di manutenzione; soprattutto a cinesi da poco arrivati, che evidentemente trovano difficoltà ad accedere al mercato normale degli affitti di alloggi confortevoli e a norma. Questo sfruttamento delle fasce più deboli dell’immigrazione, rende alla città qualche milione di euro andando ad aumentare quell’economia dello sfruttamento che può diventare, oppure è già diventata, la prima industria cittadina.
Anche il mercato delle vendite immobiliari sfrutta i lavoratori stranieri, riuscendo a vendere loro immobili con vizi più o meno gravi, trascurati con disinvoltura da alcuni tecnici e notai quando l’acquirente è un ignaro cinese.
La stessa “trascuratezza” la dimostrano schiere di contabili, consulenti e professionisti ben pagati che non ostacolano le illegalità delle ditte cinesi.

Articoli di giornale relativi a Torino, così come Genova e altre città ci rendono chiaro come l’economia dello sfruttamento non è un’esclusiva di Prato ma prospera anche in altre città. Quartieri lasciati volontariamente degradati, palazzi lasciati volontariamente senza manutenzione, alloggi lasciati in condizioni inabitabili, capannoni e stanzoncini senza luce e aria. Diversi livelli ma la stessa collettiva volontà decisionale: lo sfruttamento di una nicchia di mercato e la massimizzazione del profitto in attesa di una ripresa del mercato immobiliare tale da poter realizzare qualche buon affare, magari con discutibili operazioni di “recupero” in cui da uno stanzone possa generarsi, con la moltiplicazione dei metri cubi, un bel condominio giallo.
Il confinamento degli immigrati in spazi urbani e produttivi abbastanza definiti (segregazione) diventa dunque funzionale ad un’economia (a volte sommersa) dello sfruttamento, di cui Prato è una delle capitali.
Quindi spero che i pratesi che ascoltavano il Papa avessero ben presente cosa si intende per sfruttamento.

Aggiornamento  del 22/02/2016
I controlli che hanno recentemente coinvolto personaggi in vista a Prato e le prese di posizione di altri personaggi sia di destra che di sinistra relativamente alla sentenza sui fatti di via Toscana,  confermano sempre di più che senza questa economia dello sfruttamento Prato crollerebbe.

Annunci