Mafia a Prato (4)

Puntata n. 1: Mafia a Galciana

Puntata n. 2: Un capobastone in piazza San Domenico

Puntata n. 3: Un pentito a Schignano

Puntata n. 4: La cosca dei perdenti nei boschi di Migliana

Nel nel 1989 giunge a Prato il gruppo mafioso dei Nicotra, originario di Misterbianco dove una guerra con il clan Pulvirenti aveva reso impossibile restare. Il loro capofamiglia Mario Nicotra  era stato ucciso in un agguato e così suo cognato e braccio destro e molti suoi uomini. I superstiti della faida di mafia decisero di lasciare la Sicilia, di riorganizzarsi lontano da Catania e di rifugiandosi a Prato, dove già due esponenti avevano messo radici. Qui i Nicotra speravano di poter riprendere le proprie attività al riparo degli attacchi dei nemici e recuperare il prestigio criminale perduto.

Il comando del clan venne preso da Gaetano Nicotra fratello del capo ucciso. Con lui c’erano una ventina di uomini e i suoi due nipoti uno dodicenne e uno diciottenne, destinati a diventare i futuri capi.

La banda cominciò ad operare soprattutto nelle province di Firenze, Pistoia, e Grosseto, occupandosi di traffico di stupefacenti (attraverso la società “Merifin” con sede a Prato) ma anche di violente rapine in banca, necessarie a far soldi in fretta, fatte tutte fuori Prato.
Uno dei principali covi del clan era un cascinale a Migliana. Nel novembre 1992 le forze dell’ordine trovarono nascosto nei boschi vicini un vero e proprio arsenale: pistole, kalashnikov, 65 mitragliette, esplosivo al plastico, fucili a pompa, tantissime munizioni e due divise da carabiniere.

boschi

I boschi di Migliana che nascondevano il deposito di armi e esplosivo

Gaetano Nicotra intanto si era spostato nella zona di Montecatini ed era stato arrestato già da qualche mese in una villa di Monsummano Terme dopo che la polizia aveva scoperto casualmente le sua presenza in Toscana, a causa di una indagine che coinvolgeva la sua compagna che ancora abitava a Prato.  Il nipote più grande e futuro capo fu catturato qualche settimana dopo, nel febbraio 1993, in un cascinale di Vinci dove furono scoperte altre armi ed esplosivo. Tre fucili mitragliatori furono scoperti interrati sotto un cavalcavia a Maliseti.

Le indagini coinvolsero 31 persone, non tutti siciliani; numerosi gli arresti in città. Gli inquirenti scoprirono che i Nicotra pensavano in grande: avevano in programma un attentato al giudice Vigna, che infatti era sulle loro tracce, e il rapimento di un facoltoso industriale pratese.
L’operazione “Gregge” mise in chiaro che in pochi anni i Nicotra avevano anche intessuto relazioni importanti con altri clan presenti in regione, come quello del futuro pentito Gaspare Mutolo e con ‘ndranghetisti, camorristi e uomini della Sacra Corona Unita pugliese

Di tutto questo la città non si era accorta di niente.

nicotra

I protagonisti: zio e nipoti.

Quasi tutti i membri del clan vennero condannati  a pesanti pene detentive anche se la la Corte d’appello nel 1997 non accolse l’ipotesi accusatoria di associazione  di tipo mafioso.
Nel 2010, uscito dal carcere con qualche sconto, Gaetano Nicotra, ormai sessantenne, ha riportato il clan degli “scappati” a Misterbianco, dove è riuscito a riprendere il controllo del territorio e del traffico di droga, fino al 2013 quando le forze dell’ordine lo hanno arrestato insieme ai nipoti e agli altri affiliati.

Annunci