Un opera pubblica senza piano finanziario.

Tra poco tempo potrebbe avere il via libera il nuovo aeroporto di Firenze.

Cominceranno i cantieri e non sono note analisi costi-benefici dell’opera che giustifichino la prevedibile enorme spesa necessaria. Ancora peggio: passano i mesi e non sono stati resi noti i reali costi economici, finora stimati in modo assai forfettario: 75, 98, 102, 240, 250, 258, 280 milioni in rapida successione. Sono cifre da considerare assolutamente ipotetiche e infondate, in assenza di computi precisi (previsti invece per ogni opera pubblica anche di piccola scala).

Si sta dunque per approvare un’opera pubblica (seppure realizzata da privati), senza un piano finanziario trasparente e noto.
Inoltre non è nota la suddivisione delle opere a carico dei privati (cioè degli utenti) e quelli a carico dello Stato (cioè dei contribuenti).

Ci dicono che il contributo di finanziamento pubblico sarà del 50% (anche se l’Europa è ancora da convincere), ma non conosciamo molti importanti particolari:

  • quale sarà in totale l’impegno finanziario dello Stato;

  • come saranno reperite le risorse necessarie, visto che finora risultano stanziati solo 50 milioni;

  • quali opere realizzerà direttamente AdF e quali gli enti pubblici;

  • quanti fondi pubblici riceverà invece AdF per i propri appalti.

Tali carenze non sembrano irrilevanti in un periodo di grande scarsità delle risorse pubbliche.
Inoltre va garantito il completamento dell’aeroporto e soprattutto delle opere complementari e la mancanza di un piano finanziario può far temere cantieri di durata infinita, fatti magari per lotti e stralci funzionali. Del resto in Italia occorrono in media 16,6 anni per realizzare opere d’importo superiore a 100 milioni.

Ma su tali argomenti nessuna voce istituzionale interviene. Io personalmente credo a quanto ha detto, nel febbraio 2014, Erasmo d’Angelis, fedelissima e quindi attendibile voce del premier Renzi che lo ha gratificato negli anni di tante e prestigiose nomine.

ERASMO D'ANGELIS POLITICO

D’Angelis, uno psicologo prestato alla politica, alla lotta al dissesto idrogeologico, alla gestione di infrastrutture pubbliche e all’editoria ha chiarito dunque per tempo come stanno le cose.
I privati realizzeranno subito la pista, aumenteranno subito i voli, si chiuderanno nel loro bel recinto e poi con calma, con gli sperati nuovi utili, realizzeranno il nuovo terminal  e anche un albergo per valorizzare meglio il loro investimento.

Il resto, comprese le onerose opere idrauliche e quelle stradali saranno a carico degli enti pubblici e saranno realizzati con comodo, con il loro strascico di contenziosi per gli espropri, i giganteschi ingorghi per i lavori. i consueti ritardi delle ditte appaltatrici, ecc.

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