Trappola mortale

Un aeroporto circondato da laghetti

nuovoAd ogni approfondimento progettuale il nuovo Aeroporto di Firenze si risulta sempre più circondato dall’acqua, fino al risultato paradossale dell’ultima soluzione presentata. Laghetti, fossi di guardia, canali deviati, aree di compensazione  ambientale,  fossetti, alvei abbandonati, aree umide  e soprattutto sempre nuove casse d’espansione che nei progetti spuntano continuamente, sembrano contendere alla pista il poco territorio libero.

Un meccanismo idraulico sempre più complesso si va configurando sulla carta, passaggio dopo passaggio, e non è sicuramente finita perché sconvolgere e dissestare l’equilibrio idrogeologico faticosamente raggiunto in secoli di sforzi non è una cosa da nulla e ci saranno ulteriori e onerose prescrizioni e opere da realizzare. Tale sistema funzionerà? Forse potrebbe essere efficiente nelle situazioni “normali”, anche se è lecito dubitare vista l’approssimazione progettuale e le facilonerie messe in mostra finora.  Molti più dubbi per quel che riguarda l’emergenza, quando i sistemi troppo complessi hanno meno possibilità di funzionare, dove basta che qualcosa vada storto perché la situazione precipiti e si riveli una trappola per tutto il territorio.

Un’altra trappola sembra pronta proprio per gli aerei. Infatti il rapporto tra l’aeroporto e le tante aree umide, o aree di laminazione, fa  pensare a quanti uccelli troveranno comodo viverci; a quanti aironi, garzette e gabbiani, oltre a quelli già presenti e oltre agli storni, raggiungeranno l’Osmannoro, pascoleranno nelle aree di laminazione come fanno in tutta la Piana, nidificheranno dove potranno e voleranno in cielo, come gli aerei.

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