Un sindaco che insegue una legge inutile

Biffoni e il Macrolotto Zero

Da vari mesi è stato presentato in Parlamento un disegno di legge denominato  “Misure per favorire la riconversione e la riqualificazione delle aree industriali dismesse”, che fa seguito ad altro ancora peggiore del 2013.

Il lento iter del DdL è seguito attentamente dal sindaco Biffoni che ha sempre espresso interesse e che ha anche partecipato ad un’audizione in Senato sul disegno di legge. Il novello presidente dell’Anci Toscana ritiene la proposta di legge strategica e indispensabile per avviare un progetto di recupero del cosiddetto Macrolotto Zero, promesso con grande enfasi in campagna elettorale.

Le speranze di Biffoni mi sembrano invero mal riposte. La proposta di legge sembra priva di qualsiasi efficacia, a parte l’ipotetico fondo triennale di 150 milioni che sarebbe polverizzato a pioggia tra tutte le regioni e tutti i comuni che ne farebbero richiesta.
Non introduce procedure innovative, anche se prevede un cosiddetto “Progetto di riconversione e riqualificazione delle aree industriali dismesse” da approvare come accordo di programma, coinvolgendo la Regione. Uno strumento che si aggiunge inutilmente alla folla già esistente: PdR (Piani di recupero), PRU (Piani di riqualificazione urbana), PIR (Programmi Integrati di Recupero), PIUSS (Piani integrati di sviluppo urbano sostenibile), PRII (Programma Integrato di Intervento).
Forse dunque un nuovo strumento si aggiungerà, il PRRAID, che però di fatto non cambierebbe niente rispetto alle modalità e ai rapporti tra i soggetti che dovrebbero attuare le trasformazioni urbanistiche.

Per il resto il disegno di legge prevede agevolazioni fiscali, peraltro già esistenti nell’art.5.1 L.168/1982, e poco altro. Non si vede come il disegno di legge, a parte la ricaduta a pioggia di soldi per finanziare l’attività di progettazione e poco altro, possa consentire, meglio delle normative esistenti, di “azzerare il consumo di suolo consentendo le attività edilizie ed urbanistiche di recupero delle aree già edificate o urbanizzate mediante il recupero strutturale e funzionale, senza l’impiego di nuovi suoli edificabili, e anzi recuperando paesaggisticamente le aree attualmente dismesse o abbandonate che tornerebbero a nuova vita per scopi produttivi, commerciali, ricreativi, pubblici o privati, nell’ambito di un decoro urbanistico attuale e di nuovo utilizzo”.
macrolottobiffoni

Ma qui non si vuole semplicemente deprecare la prolifica inabilità permanente del legislatore nazionale. Si vuole invece ribadire come la riqualificazione del Macrolotto 0 deve comunque essere intrapresa con gli strumenti ordinari dell’amministrazione comunale senza aspettare leggi salvifiche.

Non occorre nessuna nuova legge per “permettere a Prato di mettere mano a un progetto quadro di riqualificazione”. Tale progetto quadro esiste già ed è costituito dalle norme urbanistiche vigenti: se non piace che lo si cambi con le procedure e le regole correnti; del resto il nuovo Regolamento Urbanistico, visto il tempo trascorso, dovrebbe già essere in fase avanzata di elaborazione, senza però che sia stata intrapresa alcuna iniziativa di partecipazione.
Da parte loro i privati (italiani e cinesi) ne stanno facendo molti di interventi di recupero e riqualificazione con, ma più spesso senza, piano di recupero: se tali interventi non piacciono si cambi le norme che li consentono, con le procedure e le regole correnti.

L’amministrazione comunale può incidere sul processo di riqualificazione con molti strumenti:

  • la programmazione e la realizzazione di opere pubbliche efficaci e non inutili o dannose come la recente pista ciclabile;

  • la riqualificazione di spazi pubblici esistenti come è stato fatto per la Piazza dell’Immaginario;

  • l’applicazione sanzionatoria delle norme esistenti relative al decoro urbano, al commercio ambulante, all’igiene pubblica;

  • la revisione delle destinazioni urbanistiche e della disciplina dei cambi di destinazione che individui con maggior precisione gli ambiti per nuovi esercizi commerciali (se, come dichiarato, si vuole impedire un’eccessiva concentrazione;

  • la localizzazione nell’area di funzioni pubbliche come la sede della Polizia Municipale o di un altro degli uffici destinati a spostarsi nell’ambito della razionalizzazione delle sedi ed in generale la previsione e localizzazione di nuovi e strutture pubbliche per sopperire;

  • la previsione di unità minime per gli interventi di trasformazione urbanistica, abbastanza piccole da consentire ai privati di intervenire senza mettere insieme decine di proprietari, ma abbastanza ampie da consentire di includere nei recuperi anche la riqualificazione di spazi pubblici;

  • l’adozione di misure che possano dissuadere i proprietari che lasciano abbandonati edifici pericolanti e pieni di amianto;

  • e infine le azioni più importati: l’azzeramento delle previsioni di nuove edificazioni in aree non urbanizzate, l’azzeramento dei premi e delle perequazioni previste dal nuovo Piano Strutturale, l’azzeramento della falsa idea che recuperare voglia dire per forza aver diritto a tutto (almeno) il volume esistente.

Biffoni, che ha promesso molto, insegue aiuti dall’esterno e non sembra abbia fatto molto con gli strumenti dell’amministrazione corrente, nonostante qualche proposta del suo assessore all’Urbanistica che tuttavia sembra rimanere legato alla dimensione architettonica, necessaria per garantire qualità ma inefficace per gli aspetti quantitativi che a Chinatown sembrano debordare, anche visivamente, da ogni parte, senza aspettare nuove leggi o circostanze favorevoli.

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