Norme facoltative

Varvarito, rifiuti e vincolo paesaggistico

Finalmente la Regione Toscana, dopo un lungo ricercare, ha creato le norme facoltative. Negli anni abbiamo assistito a norme “discorsive”, interpretabili”, “ridondanti”, “inapplicabili”, incomprensibili” , soprattutto nel campo dell’urbanistica.
Ora finalmente il processo di “superlegiferazione”  è completo, con norme che si possono non applicare, se i custodi del sapere urbanistico lo ritengono opportuno.

 Varvarito

Premessa.

L’Amministrazione Comunale ha individuato, nei pressi del casello di Prato ovest, un’area da destinarsi alla realizzazione di impianti di recupero e riciclaggio di rifiuti inerti, probabilmente per risolvere l’annosa questione della ditta Varvarito.
Sinceramente, tra le ipotesi formulate in tanti mesi, mi sembra quella “meno peggio”, anche se il Rapporto ambientale commissionato dal Comune la indicava come quella meno idonea, prima della conferenza di servizio che ha ribaltato la situazione.
Tuttavia qui si vuole esporre solo una questione di principio che riguarda la certezza della legge e la trasparenza dei procedimenti amministrativi.

Norme
Il Piano Regionale di gestione dei rifiuti, all’interno delle sue 467 pagine contiene la seguente norma, riferita agli impianti di trattamento dei rifiuti, compresi quelli inerti:
“Detti impianti non devono ricadere in Immobili ed aree di notevole interesse pubblico ai sensi dell’art.136 del d.lgs. 42/2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”
Si tratta di una norma abbastanza chiara, almeno apparentemente, come vedremo.
L’area del casello autostradale rientra, anche se può sembrare strano, tra le aree a tutela paesaggistica incluse nell’articolo sopra richiamato. Questo a causa del decreto Ministeriale del 20 maggio 1967 che ha dichiarato di notevole interesse pubblico la fascia di terreno di 300 mt di larghezza da ogni lato dell’autostrada Firenze-Mare nei comuni di Firenze, Sesto Fiorentino, Campi di Bisenzio e Prato.
Sembrerebbe dunque che l’impianto di rifiuti inerti non sia possibile realizzarlo.

Conclusione

Il Rapporto Ambientale allegato alla Delibera di adozione della variante urbanistica relativa all’area in questione, ci racconta invece che i tecnici regionali riescono ora finalmente a superare, con la loro interpretazione, e con lo strumento di super-leggi, anche le norme fin troppo chiare.

Nella Conferenza del 12/1/2015 (si suppone tra la sorpresa generale) “i tecnici regionali sostengono che la tipologia di impianto in questione, con riferimento alla integrazione al PIT con valore di Piano Paesaggistico adottato con DCR 58/2014 non è esclusa ma condizionata alla procedura di progettazione integrata”

Dunque l’impianto si potrà fare, con una progettazione cosiddetta “integrata”.
Dunque tra le pieghe delle 3.000 pagine del Piano Paesaggistico, gli esperti regionali hanno trovato, o credono di aver trovato, il modo di piegare le norme e i vincoli, inaugurando l’epoca delle norme facoltative, evanescenti, mutevoli, condizionate, occultate, assai utili in un campo come quello urbanistico che ha bisogno di regole trasparenti, non di eccezioni.

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