Consumo di suolo in Toscana

Il rapporto 2015 dell’ISPRA (Istituto Superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale) esamina il preoccupante fenomeno dell’aumento del consumo di suolo che sembra inarrestabile in tutta Italia.

Per la Toscana il rapporto indica intorno al 6 % il suolo complessivamente consumato per le attività umane (il restante 94% sarebbe ancora intatto oppure destinato all’agricoltura).
Sembrerebbe un risultato tranquillizzante ma ci sono vari motivi di dubbio.

Infatti nel 2008  il tronfio assessore Riccardo Conti, a seguito di uno studio dell’Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica), annunciò che il suolo urbanizzato in Toscana era solo il 4%. Nel 2009 dovette rettificare leggermente: «Abbiamo immolato poco territorio alla cementificazione: solo il 6%, contro l’11% del Veneto».
Una successiva analisi fatta condurre nel 2010 dall’assessore Marson, dimostrò che la prima percentuale era da raddoppiare, visto che la superficie urbanizzata in Toscana risultava di 197.000 ettari, pari all’8,53 del territorio regionale.
In un convegno del 2012 su «Consumare la Toscana: l’urbanistica, l’ambiente, la crescita»,  si è parlato di 9,11%. Ora l’Ispra torna indietro al 6%.

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Questa sconcertante incertezza nei dati è legata  a due problemi rilevanti:

  • Innanzi tutto manca una definizione univoca di consumo di suolo, concetto così difficile che per esempio, il Piano strutturale di Prato, contiene grafici e analisi sul consumo di suolo senza però definirlo. In generale per consumo di suolo si  intende la progressiva trasformazione di superfici naturali od agricole mediante la realizzazione di costruzioni ed infrastrutture, rendendo difficile, se non impossibile, il ripristino dello stato ambientale preesistente le trasformazioni dei suoli. Accettando tale definizione si includerebbe nel consumo di suolo tante superfici al margine dell’abitato e delle strutture viarie nelle quali ormai è preclusa la coltivazione. Per esempio le casse dì espansione idraulica sono o non sono consumo di suolo?

  • Il secondo problema riguarda la scala di rilevazione del consumo di suolo. Per esempio l’indagine dell’assessore Conti si basava su una suddivisione del territorio regionale in quadrati di 500 metri di lato, incapaci di cogliere i variegati aspetti della urbanizzazione diffusa, tanto che le successive analisi più dettagliate effettuate dagli uffici regionali sulla base di una rilevazione, condotta secondo le metodologie europee del Corine Land Cover, hanno più che raddoppiato il dato. 

  • Oggi in Italia non esiste alcuna banca dati abbastanza accurata che possa fornire dati attendibili circa il consumo di suolo attuale e retrospettivo. Tale dati infatti non sono mai stati raccolti ed elaborati a livello istituzionale con sufficiente accuratezza, sistematicità e soprattutto seguendo definizioni e criteri univoci e pertanto assistiamo, non solo in Toscana, a un susseguirsi di informazioni contraddittorie.

Cosa si può dunque fare per conoscere e comprendere questo fenomeno, cruciale per le scelte che una comunità dovrebbe prendere per il proprio futuro?
Apriamo Google maps o uno strumento similare e facciamoci da soli un’idea di cosa vuol dire veramente consumo di suolo e della sua pericolosità in un’epoca che non vede grandi incrementi demografici.

Segue: Consumo di suolo a Prato

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